Illuminati
Illuminati
Biography
I poderi della famiglia Illuminati sono situati tra Centroguerra e Neretto, a nord della provincia di Teramo, tra gli Appennini e il Mare Adriatico a 300 metri sul livello del mare. Nicola Illuminati alla fine dell’800 fondò la casa vinicola Fattoria Nicò, la stessa che oggi a distanza di oltre 100 anni é mandata avanti dal nipote Dino con la collaborazione di moglie e figli. La superficie vitata complessiva ammonta a 110 ettari per una produzione annua di 1 milione 200mila bottiglie di ottimo livello qualitativo medio. La storia di quest’azienda ha senza dubbio rappresentato uno stimolo per la maggior parte dei produttori abruzzesi, fino a non molto tempo fa abituati a vendere l’uva ad altri che la impiegavano per “tagliare” i propri vini nelle annate non eccezionali. Grazie all’esempio pionieristico di Illuminati nello sviluppare l’intera filiera produttiva dei vini, oggi l’enologia abruzzese é conosciuta e apprezzata sia in Italia che all’estero. I due Cru più prestigiosi della casa sono entrambi Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Riserva Docg; il Pieluni in particolare ha ottenuto grandi riconoscimenti. La raccolta di questo vino é tardiva e avviene manualmente nell’ultima decade di ottobre. Le uve vengono diraspate, pigiate in modo soffice e vinificate in fermentini d’acciaio inox a temperatura controllata di 29-30 deg;. Al termine di una macerazione di oltre 20 giorni in cui la buccia rimane a contatto con il mosto e terminata la fermentazione alcolica, inizia la malolattica, al termine della quale il vino viene travasato e posto a invecchiare per due anni in barrique. Una volta imbottigliato, affina per ulteriori 14-15 mesi in grotte naturali per esaltare al massimo le sue caratteristiche di complessità e potenza strutturale.
L’altro Cru aziendale é il Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Zanna, prodotto soltanto nelle annate migliori. Il Vigneto Zanna é situato sulle colline alla destra del fiume Tronto che scendono in Adriatico, a quota 287 metri s.l.m. nel comune di Controguerra, in clima dolcissimo a fresca ventilazione; é stato uno dei primi vigneti a essere stato impiantato in azienda con un sistema di allevamento a tendone con circa 1.100 ceppi per ettaro. Il Vigneto Zanna é uno degli ultimi a essere raccolto; dopo un forte diradamento e una meticolosa selezione delle uve, le uve vengono diraspate, pigiate e poste a fermentare in vinificatori di acciaio inox a una temperatura non superiore ai 30 deg;. Il vino viene quindi travasato in botti di rovere di Slavonia dove compie l’affinamento per 24-26 mesi.
Le Ragose
Le Ragose
Biography
Il vino più denso di significato prodotto dalle Ragose é l’Amarone Marta Galli: porta il nome della fondatrice dell’azienda perchè é un vino fuori del comune come fuori del comune era lei. Erano stati proprio i 31 ettari delle Ragose, acquistati nel 1969 sulle colline della Valpolicella storica, in comune di Negrar, che avevano cambiato la vita di Marta Bortoletto. Sposatasi giovanissima (aveva 18 anni) con l’enologo Arnaldo Galli, fino ad allora era stata una casalinga che aveva cresciuto quattro figli: Sandra, Marina, Paolo e Marco. La tenuta era stata acquistata per trascorrervi i week-end, ma era un peccato lasciare che i suoi preziosi vigneti, abbandonati da otto anni, si trasformassero in gerbido. Cosicchè, mentre coltivavano l’unica vigna rimasta in produzione, Le Sassine, di 2,5 ettari, i Galli cominciarono l’opera di recupero dei terreni vitati. Di conseguenza si posero l’obiettivo di ricavarne vino, e di commercializzarlo. E Marta Galli si trovò sulle spalle la conduzione di un’azienda agricola: suo marito, é vero, si occupava della cantina, ma a tutto il resto doveva pensarci lei, che fu costretta a inventarsi imprenditrice. A favorirla fu l’interesse della stampa: era una delle primissime donne del vino in Italia, e aveva scelto, d’accordo con il marito, di impegnarsi a privilegiare la qualità e non la quantità. I Galli hanno sempre tenuto fede a questo impegno, vinificando esclusivamente le uve dei propri vigneti. E se avevano nella loro gamma un Cabernet Sauvignon, che testimoniava l’apertura a nuove esperienze, erano anche tra i pochi che avevano conservato nei propri filari i vitigni autoctoni minori della Valpolicella: pelara e forselina, dindarella e negrara, cagnara e tirodola, oseleta, rossara, rossignola. Le Ragose é oggi un’azienda con quasi 20 ettari di vigneto, e produce circa 150mila bottiglie all’anno. A occuparsene é la seconda generazione: Paolo, che ha una laurea in economia, ha sostituito la mamma nella gestione, mentre Marco, laureatosi in agraria con una tesi enologica, si é assunto i compiti che svolgeva il papà in cantina. Sono loro che hanno affiancato al tradizionale Amarone Le Ragose l’inedito Amarone Marta Galli, in cui hanno riversato il frutto delle loro ricerche. Fedeli alla tradizione, non hanno abbandonato l’allevamento a pergola delle viti nè le grandi botti di Slavonia in cantina, ma sono pronti ad adottare nuovi accorgimenti colturali e tecnologie avanzate, ma solo sulla base di sperimentazioni. A un solo principio intendono restare fedeli: “La qualità di un vino é un concetto inscindibile dal luogo d’origine delle uve e dalle persone che lo producono”.
Marchesi di Barolo
Marchesi di Barolo
Biography
Nel suo libro Il Paese del Barolo, il canonico Domenico Massé scriveva a chiare lettere che: “…a creare quel tipo di vino che va ora sotto il titolo di Barolo furono i Marchesi Falletti al principio dell’Ottocento, i quali lo producevano con ogni cura nelle loro estesissime tenute di Barolo”. Dal 1929 la Marchesi di Barolo appartiene alla famiglia Abbona che tutt’oggi manda avanti l’azienda con la terza generazione rappresentata da Ernesto Abbona e da sua moglie Annamaria. Da sempre i grandi Cru prodotti sono ottenuti ponendo la massima attenzione nel collocare le diverse varietà di uva nei terreni e nelle esposizioni a loro adatti, per valorizzare i vitigni tradizionali e il territorio, esaltandone le caratteristiche di unicità e irripetibilità. L’obiettivo é quello di ottenere vini caratterizzati da estrema pulizia olfattiva e dall’equilibrio tra struttura ed eleganza, e trarre dal nebbiolo il massimo della piacevolezza e della complessità che é in grado di offrire. Numerosi i vini prodotti, dal Dolcetto al Moscato, fino a Freisa e Barbaresco. Ma le selezioni più pregiate sono i Barolo. A conferma di questo, il vino che meglio rappresenta la cantina é il Barolo Cannubi. Le uve di questo Barolo provengono solo dalla collina dei Cannubi, collina lunga e gradualmente crescente, posizione di eccezionale completezza, al centro della valle che divide le due grandi sottozone, dove i terreni di tipo Elveziano e Tortoniano si uniscono e si confondono. La vinificazione prevede pigiatura soffice dell’uva raccolta a mano con conseguente diraspatura e fermentazione in vasche termocondizionate a temperatura controllata (30/32°). Macerazione di 10 giorni con svinatura a fermentazione ultimata. Per l’affinamento, una parte di questo vino viene affinato per due anni in botti di rovere di Slavonia e di rovere francese da 30 e 35 ettolitri. La restante parte, 12 mesi in piccoli fusti, da 225 litri, di rovere francese mediamente tostato con assemblaggio con il rimanente prima dell’imbottigliamento. Il vino conclude il suo affinamento in bottiglia per 12 mesi prima di essere messo in commercio. Nel bicchiere ha colore rosso rubino fitto. Profumo intenso di rosa, vaniglia, liquirizia, spezie, rovere tostato e tabacco. Gusto pieno ed elegante, di buon corpo, austero, che ricorda le sensazioni olfattive. Gradevoli sono lo speziato e la nota tostata che si fondono perfettamente. é un vino che si presta a lungo invecchiamento e se ben conservato può durare anche 25-30 anni.
Oasi degli Angeli
Oasi degli Angeli
Biography
Eleonora Rossi e Marco Casolanetti sono i giovanissimi proprietari di Oasi degli Angeli di Cupra Marittima (Ap). Fin dagli esordi hanno fatto incetta di premi e riconoscimenti. Non stupisca questa considerazione. La straordinaria attenzione da parte della critica enologica ha un motivo. Pur non vantando nè tradizioni eroiche, nè molte vendemmie alle spalle, hanno perseguito una singolare, quanto sapiente, filosofia produttiva: un solo vino, il Kurni, ottenuto da uve montepulciano provenienti da vigneti ultraquarantennali allevati a gobelet e gestiti seguendo scrupolosamente il metodo biodinamico; da record la densità per ettaro che si attesta tra le 10mila e le 15mila piante, così come le rese che si fermano a meno di 250 grammi per ceppo. Insomma, il loro é un rosso assolutamente unico per potenza e concentrazione naturale, in grado di sostenere con nonchalance il duplice confronto con il legno senza rimanerne dominato. Infatti dopo una lunghissima macerazione e fermentazione in acciaio (40 giorni) viene travasato in barrique nuove di rovere francese dove sosta per nove mesi, per poi essere nuovamente travasato in un altro “set” di barrique nuove per ulteriori nove mesi. Pochissime le bottiglie prodotte: poco meno di 6mila. E il valore di questo vino si esprime senza esitazioni alla degustazione. Una volta nel bicchiere ha impenetrabile colore rubino, con note che ricordano la melanzana, viola intenso, con una concentrazione opulenta e impressionante. Al naso si propone irruento, esplosivo, con profumi di formidabile intensità di marasche sotto spirito e di more, frutti di bosco, con un progressivo susseguirsi di sensazioni, che portano anche sentori di sottobosco, note di tabacco, moka e cuoio. Il naso, piacevolmente in continua evoluzione, é davvero un’esperienza emozionante. Al palato, é ricco, denso, strutturato, con formidabile equilibrio tra tannini e acidità, una straripante pienezza, un sorso sapido e vigoroso, con un finale persistente e infinito, che regala ancora sensazioni di caffé, frutti di bosco, cuoio. Questo vino per temperamento e carattere, per l’imponenza gustativa, per la sua eccezionalità, può rientrare senza difficoltà tra quei vini che Gino Veronelli definiva da meditazione. Da bere in perfetta solitudine. In tavola, tuttavia, bene si abbina a secondi a base di cacciagione e selvaggina, formaggi stagionati.
Ornellaia
Ornellaia
Biography
La tenuta dell’Ornellaia, una delle gemme della viticoltura italiana, oggi proprietà d’una holding controllata dal gruppo Frescobaldi, Tenute di Toscana, fu creata nel 1981 a Bolgheri dal marchese Lodovico Antinori. La straordinaria vocazione enoica del territorio di Bolgheri non era allora così evidente, ma Antinori, grazie ai suggerimenti di un guru dell’enologia come Andrè Tchelistcheff, aveva individuato, per impiantarvi il suo vigneto, una nicchia ecologica incredibilmente fortunata, caratterizzata dalla luminosità dell’atmosfera e dalla dolcezza del clima, protetta dai venti freddi del mare dalla macchia mediterranea. E sapeva, grazie al Sassicaia prodotto da suo cugino, il marchese Niccolò Incisa della Rocchetta, che i vitigni bordolesi che intendeva impiantare si sarebbero felicemente sposati con quel microclima. Se fosse una creatura umana, si potrebbe dire che l’Ornellaia, il vino che si ricava lì dalle loro uve, é nato con la camicia: in una situazione già tanto privilegiata ha avuto il colpo di fortuna di esordire con la vendemmia 1985, una vendemmia così prodigiosa ch’esso é ancor oggi di eccezionale qualità, pur essendo scaturito da viti appena impiantate, teoricamente troppo giovani per dare un prodotto di alta classe. La sua consistenza qualitativa era tanto più entusiasmante in quanto ottenuta in una situazione ancora precaria: Antinori non aveva a disposizione una cantina adeguata, tant’é che la vinificazione era stato costretto a farla a San Casciano Val di Pesa, nello stabilimento vinicolo dell’azienda di famiglia, la Marchesi Antinori, gestita da suo fratello Piero. Solo nel 1987 l’Ornellaia ebbe finalmente la propria cantina, e fu una struttura che fece scalpore: modernissima, architettonicamente audace, ma occultata in una conca in mezzo ai vigneti, a impatto zero sull’ambiente. Oggi la presenza in azienda di un team di altissimo livello professionale guidato da Leonardo Raspini assicura ai vini firmati dalla tenuta una costanza qualitativa che nemmeno gli andamenti stagionali riescono a compromettere. Al vertice c’é l’Ornellaia, ottenuto da un’attenta selezione di cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc e petit verdot in meditata miscela: il millesimo 1998 fu proclamato dal mensile americano Wine Spectator il miglior vino del mondo. Accanto all’Ornellaia s’é imposto il Masseto, un merlot in purezza nato quasi per caso nel 1986, che con l’annata 2001 ha ricevuto i massimi riconoscimenti internazionali ed é stato acclamato tra i migliori Merlot del mondo.
Orsolani
Orsolani
Biography
La Cantina Orsolani é a San Giorgio Canavese, nel cuore della zone di produzione dell’Erbaluce di Caluso. L’azienda é nata nel 1894, quando Giovanni Ortolani, con la moglie Domenica, decise di rimpatriare dall’America richiamato dalla nostalgia della propria terra. I trisavoli dell’attuale conduttore dell’azienda aprirono la Locanda Aurora; Domenica seguiva il lavoro in cucina, Giovanni lavorava in campagna e in cantina per produrre il vino per gli avventori. Il vino ebbe successo e la cantina si ingrandì, tanto che la generazione successiva decise di dedicarsi a tempo pieno all’attività vitivinicola. Gian Francesco, padre dell’attuale conduttore, Gianluigi, negli anni Sessanta, avviò una vera e propria rivoluzione nella produzione dell’Erbaluce, dedicando molta attenzione alla maturazione delle uve e alla successiva vinificazione. Il grande impegno sul vitigno Erbaluce inizia intorno al ’67, dopo l’avvento della Denominazione d’origine controllata. I risultati di questo lavoro, basato tutto sulla ricerca della qualità, porta le cantine Orsolani a una posizione di privilegio negli ultimi trent’anni. Partendo dal 1968, con la prima spumantizzazione dell’Erbaluce che in quegli anni fu una grande novità, le Cantine Orsolani ottengono la certificazione Doc sullo Spumante. Nel 1985 nasce La Rustia, che introduce il concetto di cernita vendemmiale e dimostra, per prima, le possibilità di questo vitigno anche nella sua espressione di vino bianco secco. Nel 1988, dopo alcuni anni di sperimentazione, le Cantine Orsolani introducono l’utilizzo delle barriques nella fermentazione del Passito, una soluzione studiata per ridurre l’invecchiamento ossidativo. Il risultato é un passito solare che si paragona ai grandi passiti, non aromatici, italiani. Nel 1996 con i Vignot: S. Antonio e S. Cristoforo, le cantine Orsolani, introducono il concetto di Cru, che non si basa unicamente sulla provenienza delle uve da una singola vigna, ma anche, sulla successiva vinificazione e affinamento, studiati appositamente per quelle particolari uve. Attualmente le Cantine Orsolani vinificano esclusivamente Erbaluce ottenuti da circa 15 ettari di vigna e la produzione é di circa 100mila bottiglie. I fiori all’occhiello che la Cantina Orsolani produce in modo continuativo da oltre vent’anni e che sono tutti frutto di accurate selezioni vendemmiali nelle zone più vocate del comune di Caluso sono: il Sulé Caluso Passito Doc; La Rustia Erbaluce di Caluso Doc; Il Cuvèe Tradizione metodo classico Caluso Spumante Doc.
Podere Poggio Scalette
Podere Poggio Scalette
Biography
Il Podere Poggio Scalette nasce nel 1991, quando l’enologo Vittorio Fiore e sua moglie Adriana Assjé di Marcorà acquistano alcuni appezzamenti di terreno e un fabbricato rustico, abbandonati da anni, sulla collina di Ruffoli, tra Greve in Chianti e Panzano. Questa prima parte del corpo aziendale é stata ampliata nel 1996 con l’acquisizione di una proprietà adiacente, dotata di cantina e ampi fabbricati, che ha portato la proprietà a circa 35 ettari, di cui 15 a vigneto. Vittorio Fiore é uno del ristretto gruppo di enologi che ha fatto la storia del Rinascimento del vino italiano. Nato a Bolzano, formatosi tra gli istituti di San Michele all’Adige e Conegliano, é stato segretario dell’Associazione Enotecnici Italiani per poi intraprendere, alla fine degli anni 70, la strada della consulenza enologica in Toscana (e non solo). Nel Podere Poggio Scalette ha concentrato l’esperienza di una vita. Sotto la sua supervisione, a gestire l’attività aziendale sono oggi la moglie Adriana e soprattutto il figlio Jurij, diplomato a Beaune nel 1993, che dirige in pratica vigna e cantina. L’azienda é nata producendo un solo vino, il Carbonaione, che trae il nome dall’appezzamento di terreno sul quale sorge l’azienda. In seguito ha ampliato la sua gamma produttiva con un secondo vino, il Piantonaia, un merlot morbido e suadente, di buona concentrazione e complessità, ma deve la sua fama al primo, un maestoso sangiovese in purezza di perentoria pulizia ed eleganza, equilibrato e vigoroso allo stesso tempo. Il cru da cui lo ricava Fiore é un terreno collinare a terrazze ricche di galestro, argilloso-calcareo, esposto a ovest-sud-ovest a un’altitudine di circa 400 metri. Ma la sua peculiarità risiede anche nelle uve: il sangiovese del Carbonaione non é un sangiovese qualunque, ma scaturisce da viti che hanno un’età media di 70 anni. Furono infatti innestate su ceppi di ibrido americano nel periodo immediatamente successivo alla prima guerra mondiale, a partire dagli anni 20 del 1900: quelle di Poggio Scalette sono state le prime vigne a esser ricostruite, nell’area del Chianti Classico, dopo le devastazioni compiute dalla filossera alla fine del 1800. Costituiscono uno dei rarissimi esempi ancora esistenti di clone originario del cosiddetto sangiovese di Lamole, uno degli autentici monumenti dell’ampelografia chiantigiana, che un tempo veniva coltivato anche ad alberello.
Renato Keber
Renato Keber
Biography
Situata nel cuore della Doc Collio e più precisamente a Cormons, una delle migliori zone produttive italiane per i vini bianchi, l’Azienda Agricola Renato Keber rappresenta una delle realtà più interessanti del panorama enologico friulano. La casa é particolarmente focalizzata sulla produzione di bianchi, come é logico in relazione alla sua collocazione geografica, tuttavia anche i rossi sono generalmente molto apprezzati da critica e appassionati. Le vigne si estendono per 13 ettari circa sulle colline di Zegla Plessiva, e i vitigni coltivati, suddivisi tra autoctoni friulani e varietà internazionali, sono Tocai friulano, pinot bianco e grigio, chardonnay, sauvignon, merlot e cabernet franc. Renato Keber, enologo dell’azienda oltre che proprietario, é molto attento sia agli aspetti più propriamente agronomici attinenti alla vigna, che a quelli della vinificazione in cantina; i suoi vini, puliti ed eleganti, sono una validissima espressione della tipicità del Collio, e un equilibrato compromesso fra tradizione ed innovazione. Bianchi e rossi, i suoi vini di punta, con prodotti d’eccellenza che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero, e che vanno dall’eccellente Collio Bianco Doc come il Beli Grici, assemblaggio di pinot bianco, ribolla tocai e sauvignon, dal colore giallo paglierino brillante, profumi floreali e note di pesca gialla, gusto fresco e sapido, allo Chardonnay Riserva Grici, di bella personalità. A rossi come il Merlot Riserva Grici o al Collio Rosso Doc, blend di cabernet franc e merlot. E se il Collio Tocai friulano base é certo vino che si segnala per la sua eleganza, il Cru che rappresenta la bandiera dell’azienda, al di là della lunga querelle che ha accompagnato la possibilità di chiamare o meno il tocai così, era e si conferma il Tocai Riserva Zegla. Bianco dal bel colore paglierino intenso, brillante, luminoso, al naso é un vino equilibrato, fine, delicato dal profumo di mandorla amara e fiori di campo, con note che ricordano la frutta matura a polpa gialla. Al palato ha gusto morbido e cremoso, equilibrato, piacevolmente fresco, con persistenti note di frutta gialla, erbe aromatiche, sorso di sapida mineralità, con finale lungo e retrogusto di mandorla. Tra i migliori abbinamenti: minestre di orzo, pasta e fagioli, risotti con erbe e verdure, frittate di primavera, carni bianche e formaggi di media stagionatura.
Rivera
Rivera
Biography
Erano i primi anni del 1900 quando Giuseppe de Corato decise di acquistare la vasta tenuta denominata Rivera in agro di Andria, una delle aree più vocate della Puglia settentrionale per la viticoltura. La vite vi é infatti coltivata fin dai tempi della Magna Grecia e secoli di selezione hanno permesso di farvi emergere vitigni autoctoni di grande potenzialità enologica, primo fra tutti il nero di Troia. Ma de Corato non era spinto solo da questo: la terra di Andria possiede un fascino che non é soltanto agricolo, tant’é che agli inizi del XIII secolo aveva stregato perfino l’imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II di Svevia, soprannominato proprio per questo Puer Apuliae: si deve a lui la costruzione di Castel del Monte, il misterioso maniero in pietra bionda a pianta ottagonale che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità e che marchia, con la sua enigmatica presenza, proprio quel territorio. Dove, negli anni 50 del 1900, il figlio di Giuseppe de Corato, Sebastiano, fondò l’azienda vinicola Rivera nella tenuta acquistata dal nonno: rinnovò i vigneti, ristrutturò la vecchia cantina e realizzò un impianto di imbottigliamento. Il successo di quella operazione fece della Rivera il punto di riferimento più importante dell’enologia nella Puglia settentrionale. E proprio per questo l’azienda avviò negli anni successivi, quando Sebastiano de Corato fu affiancato dal figlio Carlo, una innovazione che contribuì a sprovincializzare la vitivinicoltura della regione: introdusse nei suoi vigneti nobili varietà provenienti da altre zone, come il sauvignon e lo chardonnay. Lungo e paziente fu il lavoro per verificare l’adattabilità di quei vitigni alle condizioni pedoclimatiche della zona, ma ebbe l’effetto d’arricchire la piattaforma ampelografica della regione. Oggi, però, la Rivera punta alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, e a questo scopo sta rilanciando il nero di Troia, una varietà troppo a lungo sottovalutata. I vini più rappresentativi a cui essa dà vita sono due rossi, entrambi espressione della Doc Castel del Monte: Il Falcone rappresenta la storia aziendale, essendo una Riserva prodotta sin dal 1950, e nasce perciò dall’assemblaggio del nero di Troia con il montepulciano, come voleva allora la tradizione locale, mentre il Puer Apuliae, vino relativamente giovane, nato con la vendemmia 2000, é il primo a base di nero di Troia in purezza che abbia raggiunto standard qualitativi di alto livello. E’ con vini di questo tipo, ricavati dai 95 ettari di proprietà, che Carlo de Corato, confortato dall’ingresso in azienda di suo figlio Sebastiano, si appresta ad affrontare, con il Terzo millennio, la globalizzazione dei mercati.
Rocche dei Manzoni
Rocche dei Manzoni
Biography
“Se ti piace il vino, comprati una vigna”, diceva un vecchio adagio. E Valentino Migliorini, che nel 1974 faceva il ristoratore a Caorso (aveva una stella Michelin), spinto dalla passione che nutre per il Barolo si comprò una vecchia cascina del 1700 sulle colline di Monforte, in località Manzoni Soprani, circondata da un vigneto in eccellente posizione. Quel vigneto ha cambiato la sua vita. Con la moglie Iolanda si é trasferito a Monforte e vi ha creato un’azienda con 50 ettari vitati di proprietà, impiantati con una densità di 4.500 ceppi per ettaro, una modernissima cantina dotata di tecnologie avanzate, botti tradizionali e migliaia di barriques. La capacità produttiva del Podere Rocche dei Manzoni é oggi di 250mila bottiglie all’anno, ma l’orgoglio dell’azienda non sta nelle attrezzature di cantina, sono invece i cinque cru da cui Migliorini ricava, esclusivamente nelle grandi annate, i suoi Barolo più prestigiosi: la Vigna d’la Roul, intorno alla cantina, lo storico cru della Cappella di Santo Stefano a Perno, il podere Madonna Assunta La Villa a Castelletto, il Ciabot d’August in località Ginestra, Pianpolvere Soprano. Il fatto che tutte le vigne si trovino nello stesso comune di Monforte d’Alba é frutto di una scelta niente affatto casuale; essendo profondamente convinto della sconfinata potenzialità di questo territorio, Migliorini ha da sempre voluto che i suoi vini fossero la massima espressione della territorialità di provenienza. Oltre al Barolo, nei primi anni di attività si era limitato a produrre gli altri vini tradizionali delle Langhe, Dolcetto e Barbera d’Alba, ma poi, con spirito innovatore, cominciò l’era delle sperimentazioni: il primo assemblaggio di Nebbiolo e Barbera della zona fu il Bricco Manzoni, nato nella sua cantina nel 1976. Nel 1978 é la volta del Valentino Brut Riserva Elena, spumante metodo classico da chardonnay e pinot nero, mentre entravano in cantina le prime barrique, che successivamente avrebbero segnato la personalità dei vini dell’azienda, tutti vinificati nelle piccole botti a partire dal 1982. Quale personalità assumano lo Chardonnay e il Pinot Noir a Monforte, Migliorini lo ha provato nel 1988 con l’Angelica e nell’89 con il Pinònero, cosa salti fuori dalla miscela di Nebbiolo, Cabernet sauvignon, Merlot e Pinot Noir lo ha scoperto nel 1996 con il Quatr Nas, e nel 1993 ha perfino dimostrato con il Remember ch’é possibile fare nelle Langhe un vino dolce da miuffa nobile a base di sauvignon e semillon. Garantiscono la qualità potature corte, diradamento dei grappoli, rese di 60 quintali d’uva per ettaro.
Scacciadiavoli
Scacciadiavoli
Biography
Scacciadiavoli é una delle più antiche aziende del territorio Montefalco. Il nome, Scacciadiavoli, deriva dal nome di un antico borgo, che sorge in prossimità dell’azienda, in cui viveva un esorcista (Scacciadiavoli). Risale alla metà del XX secolo, l’acquisizione della proprietà dell’azienda da parte di Amilcare Pambuffetti, nonno di Amilcare Junior, Francesco e Carlo, gli attuali proprietari. La cantina, costruita nella seconda metà dell’800 e recentemente restaurata, é razionale e dotata di moderni impianti e rappresenta uno dei rari esempi di architettura agroindustriale di fine Ottocento. La dimensione aziendale é di 130 ettari di superficie, di cui 35 ettari sono a vigneto, con una produzione di circa 200 mila bottiglie che si attesteranno sulle 250 mila quando tutti i vigneti saranno in produzione. La riconversione e lo sviluppo della superficie viticola, completata di recente, vede oggi vigneti di circa 5 mila ceppi per ettaro, una scelta che dice della volontà e della sapienza con cui, qui, gli obiettivi della qualità e dell’eccellenza delle produzioni vengono perseguiti. “Sola Fides”, il motto che campeggia sul frontale della cantina e che fa bella mostra di sè sull’etichetta, e che bene sintetizza la filosofia aziendale. E’ il sentimento che caratterizza la civiltà contadina, e che dice della volontà di far bene. E’ la convinzione che la terra premierà il lavoro quotidiano con prodotti di grande personalità e qualità. E’ la fiducia che Scacciadiavoli ripone nel territorio di Montefalco. I vini prodotti sono quelli tipici della zona: Montefalco Rosso Doc e Grechetto Umbria Igt. Oltre ai due vini fuoriclasse della cantina: il Montefalco Sagrantino Docg, che nella versione secco fa 15 mesi in barrique di rovere francese, sei mesi in acciaio, e nove mesi in bottiglia, e che una volta nel bicchiere ha profumo intenso di frutta rossa, con note di mirtilli e more, sorso pieno, caldo, con tannini e acidità ben equilibrati, lunga persistenza, retrogusto corrispondente. Un rosso che si sposa a carni rosse, cacciagione e formaggi di media stagionatura. E il Montefalco Sagrantino Docg passito, figlio di uve sagrantino 100% che subiscono appassimento su graticci e che vengono vinificate nel dicembre o gennaio successivi alla vendemmia. Un vino che alla degustazione si presenta di colore rosso rubino fitto, con un naso suggestivo a motivo dei suoi eleganti profumi di mora, frutti di bosco, e caffé e che in bocca é dolce, morbido, con sorso per nulla stucchevole. Da meditazione.
Tedeschi
Tedeschi
Biography
Tedeschi é uno dei nomi storici della Valpolicella Classica. Alcuni documenti rinvenuti recentemente nell’archivio di famiglia attestano che il primo acquisto di vigneti risale addirittura al 1630. Oggi l’azienda, situata a Pedemonte, é condotta da Renzo Tedeschi con i figli Antonietta, Sabrina e Riccardo, che insieme continuano l’opera di esaltazione del terroir iniziata dai loro avi quattro secoli or sono, producendo vini di personalità inconfondibile, a cavallo fra tradizione e modernità. Da sempre l’obiettivo della famiglia Tedeschi é di ottenere vini con corpo, profumi e struttura, armonici ed eleganti. La filosofia aziendale si fonda da un lato su una continua innovazione a favore della qualità, dall’altro sul rispetto assoluto per la tradizione. In quest’ottica, le novità degli ultimi anni. Nell’aprile 2006 i Tedeschi hanno acquistato 84 nuovi ettari di terreno (proprietà Maternigo) situati all’interno della zona a Doc Valpolicella, tra i comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto. E’ stato approvato il progetto per l’impianto di 30 ettari di vigneto. E’ già in fase di impianto avanzato il vigneto Le Pontare, situato nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, a pochi chilometri dalla sede dell’azienda: 5 ettari sono già stati messi a dimora, mentre i rimanenti saranno impiantati nel 2008. E’ stato ultimato a luglio 2007 il nuovo centro di appassimento a Pedemonte, che ha una capacità di 3.500 quintali di uva. Ed é stato ultimato a settembre 2006 il trasferimento con il rinnovo della zona di vinificazione, che é stata ampliata. La zona adibita in passato alla vinificazione é stata ristrutturata e trasformata in bottaia, che ospita 47 nuovi botti della capacità variabile da mille a 5 mila litri, tutte in rovere di Slavonia, per una capacità totale di 94 mila litri, che vanno ad aggiungersi alle botti già presenti in azienda e rinnovate negli ultimi dieci anni. Per quanto riguarda i vini, le varietà valorizzate sono le autoctone corvina, corvinone, rondinella, oseleta, senza dimenticare molinara, dindarella e negrara. Tre le linee, ovvero “Fabriseria”, che annovera vini prodotti in quantità limitate e solo in speciali annate, “Capitel” tra cui figurano i cru storici, e “I classici”, dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. La bandiera della cantina é il pluripremiato Amarone della Valpolicella Classico Monte Olmi. Rosso rubino intenso, ha naso emozionante con note di ciliegia, lampone e ribes, sorso elegante, struttura imponente, persistenza. Da selvaggina e formaggi.
Tenuta Sette Ponti
Tenuta Sette Ponti
Biography
Alberto Moretti, imprenditore di successo nel settore della moda, é riuscito nell’impresa di portare alla ribalta della critica enologica mondiale la provincia di Arezzo. Prima di lui, Arezzo era considerata un po’ la “cenerentola” dell’enologia Toscana. Moretti é stato una sorta di “levatrice” che ha saputo estrinsecare le potenzialità del territorio, facendo nascere vini di grande pregio, di levatura internazionale. Il campione dei vini della tenuta Setteponti é l’Oreno, un vino di stile internazionale, un uvaggio bordolese, cioé a base di uve cabernet e merlot, lungamente affinato in piccole botti di rovere: é un vino elegante di straordinaria finezza, che nulla ha da invidiare ai migliori château del Bordolese. L’altro grande vino é il Crognolo, che invece é toscano a tutto tondo, essendo prodotto con il sangiovese, tradizionalissimo vitigno, tipico vitigno regionale, con piccole aggiunte di merlot. Un vino di carattere, integro e di raro fascino. Molto interessante anche il Chianti Vigna del Pallino (il nome di un’antica vigna rinnovata recentemente), un vino immediato e molto piacevole, che non é affinato in legno. Questi vini nascono nel circondario di Castiglione Fibocchi, nella Valdarno, nei paesaggi che sono stati raffigurati nelle opere di Leonardo da Vinci. La tenuta si chiama così perchè in questo tratto del fiume Arno ci sono appunto sette ponti che uniscono le sue sponde. In origine era una proprietà dei principi Savoia – Aosta che a loro volta l’avevano avuta da Leopoldo d’Asburgo (furono loro a piantare la prima Vigna del Pallino). Negli anni Cinquanta Alberto Moretti, il padre dell’attuale proprietario, acquistò un primo appezzamento di terreno di 50 ettari di vigneto che comprendeva anche la Vigna dell’Impero, vigna piantata dai Savoia Aosta nel lontano 1935. Con acquisizioni successive la famiglia Moretti ha messo insieme una proprietà di circa 330 ettari, molti dei quali boschi e riserve di caccia, di cui una cinquantina dedicati a vigneto specializzato, con un’elevata fittezza di ceppi per ettaro (circa 7mila).
Tenute dei Vallarino
Tenute dei Vallarino
Biography
L’azienda, nata nel 2002, ha però radici molto antiche.
Il fondatore nel 1850 della Fratelli Gancia, Carlo Gancia, storico pioniere dello spumante italiano, era nato a Narzole ed aveva profondi legami con il mondo del vino del Monferrato e delle Langhe. In quest’ultima zona, anzi, la famiglia aveva sempre posseduto vigneti, tanto da dare il nome di borgata Gancia a una frazione di La Morra.
Nella prima metà del secolo scorso Camillo Gancia aveva acquistato l’azienda vinicola Mirafiore, a Santa Vittoria d’Alba, dal conte Gastone di Mirafiori, nipote del re Vittorio Emanuele II di Savoia.
E’ stato quindi per il gruppo Gancia un ritorno alle radici la creazione delle Tenute dei Vallarino, azienda agricola fortemente voluta per stringere sempre più il legame con il proprio territorio mediante la produzione di grandi vini piemontesi. I due obbiettivi che hanno guidato l’investimento sono stati da un lato il più stretto rispetto degli stringenti requisiti qualitativi che la azienda si è sempre posta e dall’altro la valorizzazione, mediante coltivazione di terreni vocati alla produzione di grandi vini, dei vitigni autoctoni della regione. Volontà ribadita con la partecipazione al progetto di studio per la valorizzazione di un vitigno, l’albarossa, ottenuto dall’incrocio di barbera e nebbiolo. I vitigni sono in prevalenza rossi da uve autoctone di barbera e nebbiolo, ma non mancano varietà internazionali, cabernet sauvignon, merlot, syrah.
Interessanti, per motivi diversi, i due bianchi: uno, asciutto, ricavato da una varietà d’uva pressoché sconosciuta, il bussanello, l’altro, invece, aromatico, un Moscato d’Asti. Il vino più ambizioso e di maggior spessore é però il Barbera d’Asti Doc Superiore “Nizza” Bricco Asinari: un rosso di gran corpo e struttura, particolarmente elegante ed equilibrato, da cui la azienda ha tratto le maggiori soddisfazioni.”
Tenute Guicciardini Strozzi
Tenute Guicciardini Strozzi
Biography
Oltre mille anni di storia: il più antico documento che testimonia l’esistenza di Cusona risale all’anno 994. La proprietà di Cusona si erge di fronte alla celebre città medievale di San Gimignano. Gli illustri personaggi delle famiglie Strozzi e Guicciardini hanno segnato la storia non solo della Toscana, ma anche dell’Italia e dell’Europa. Francesco Guicciardini, per il quale Niccolò Macchiavelli lavorò come segretario, fu uomo politico di spicco, governatore dello Stato pontificio, nonché filosofo e storico. Gli Strozzi, potenti banchieri, uomini di Stato e condottieri, furono i maggiori rivali dei Medici. Si deve al grande Filippo Strozzi la costruzione del magnifico Palazzo Strozzi a Firenze. Piero Strozzi fu Maresciallo di Francia e comandante delle armate francesi; il suo busto figura nella Galleria delle battaglie del Castello di Versailles. Nel XVII secolo, i discendenti della famiglia Strozzi Guicciardini si unirono in matrimonio a Londra con i Marlborough, la famiglia di Sir Winston Churchill. Tra gli antenati illustri merita di essere ricordata anche Lisa Gherardini del Giocondo, ossia La Gioconda o Monna Lisa, immortalata nel più celebre quadro di Leonardo da Vinci; gli attuali membri della famiglia ne rappresentano la quindicesima generazione di discendenza. Nei primi del novecento Francesco Guicciardini, legato in matrimonio a Luisa Strozzi, sindaco di Firenze, Ministro dell’agricoltura e degli affari esteri, fa di Cusona un’azienda modello, all’avanguardia e di rilievo nazionale. Negli anni Settanta il Principe Girolamo Strozzi inizia la commercializzazione dei vini nel mondo, che tuttora conduce insieme alla moglie Irina e alle due figlie Natalia e Irina jr. Nel 1999 dà anche avvio all’espansione dell’attività vitivinicola nella Maremma toscana (Bolgheri, Scansano, Montemassi) e a Pantelleria. Nelle Tenute Guicciardini Strozzi vengono prodotte diverse tipologie di vini. Tra le etichette di maggior prestigio la Vernaccia di San Gimignano, già prodotta per la prima volta nella Tenuta nel 1200 e declamata da Dante, Michelangelo, Boccaccio, nonchè bevuta alla Corte dei Medici che la inviavano al Papa; lo spumante e le grappe di uve Vernaccia. Tra i rossi storici il Sòdole e il Millanni, nato per celebrare i 1000 anni della Tenuta.
Tramin
Tramin
Biography
Termeno (in tedesco Tramin) é un paese della Bassa atesina, area vitivinicola a sud di Bolzano, famoso in tutto il modo per essere la patria del Gewürztraminer, vitigno dal caratteristico aroma che impropriamente in italiano traduciamo in “Traminer aromatico”, mentre sarebbe più gusto dire “Traminer speziato”, per via del suo intenso sentore di chiodi di garofano. Qui i Retii producevano vino già molti secoli prima dell’arrivo dei Romani che colonizzarono queste terre. All’epoca dell’Impero Austroungarico, nel 1898 Christian Schrott, parroco del paese e deputato al Parlamento austriaco, fondò una delle prime “Kellereigenossenshaft” (cantine sociali del Südtirol). Oggi 110 anni dopo la Cantina Produttori di Termeno é divenuta una delle più importanti realtà nell’economia vinicola altoatesina formata da 280 viticoltori associati i quali coltivano più di 230 ettari di vigneto nel circondario di Termeno. La filosofia produttiva dell’azienda é quella di mantenere e valorizzare il patrimonio vitivinicolo della zona, cercando di mantenere un armonico equilibrio con l’ambiente, tanto che buona parte dei vigneti sono coltivati con sistemi naturali e biologici. La produzione della cantina é articolata in varie linee di prodotto con gradienti di qualità crescenti. Nelle selezioni di prestigio vengono valorizzati i singoli vitigni e cru: la morbida schiava del vigneto Freisinger, il fruttato pinot grigio di Unterebner, il sauvignon vegetale di Sotan, il fragrante pinot bianco del vigneto Stoan o il poderoso lagrein dunkel del bellissimo vigneto Urban. Ma certamente la specialità enoica della Produttori Termeno é il tradizionale Gewürztraminer che si produce in diverse versione, nelle quali la particolarità aromatica del vitigno viene modulata in modi diversi a seconda dell’origine. Il Gewürztraminer Roan é il frutto di una vendemmia tardiva dalla quale nasce un vino, affinato in legno, dall’intenso colore paglierino, dal netto e marcato profumo fruttato (agrumi e frutta tropicale) che si mescola con un sentore di spezie e miele. Nussbaumer é una sorta di gran cru di Termeno, uno dei più antichi vigneti di Gewürztraminer del circondario sempre ritenuto uno dei migliori terroir per questo vitigno. Il vino ha un profumo molto intenso di frutta, frutta matura, rosa passita, spezie; al gusto si rivela un vino di rara intensità e pienezza, dalla incredibile persistenza aromatica. Al vertice della piramide si colloca il Gewürztraminer Terminum, un vino assoluto dalla spaventosa concentrazione aromatica, potente e avvolgente dove sentore di frutta e spezie formano un insieme esaltante, al gusto invece é dolce ma con molto carattere, di straordinaria suadenza.
Valle dell’Acate
Valle dell’Acate
Biography
Valle dell’Acate é una delle realtà più intraprendenti del panorama enoico della Sicilia Sud orientale. Sorge in contrada Bidini, tra i colli della Valle del Dirillo, nel famoso triangolo di territorio tra Acate, Comiso e Vittoria. La cantina é stata fondata per iniziativa della famiglia Jacono, da sempre dedita alla viticoltura e alla produzione di vino sin da quando Vittoria era il centro siciliano più attivo nell’esportazione del vino destinato al mercato francese, alla fine del XIX secolo. Oggi l’azienda é gestita da Gaetana Jacono, rappresentante della sesta generazione. Con lo stesso amore che legava i suoi avi alla vite e con una spiccata sensibilità imprenditoriale, Gaetana si é dedicata alla produzione di vini Doc e Igt di Sicilia. Una produzione che ha riscosso grande successo, anche sui mercati internazionali. La tenuta dell’azienda si estende per 100 ettari e gran parte di essa, dal 2001 a oggi, é stata reimpiantata con i vitigni principi della zona e vitigni internazionali. Qui il terreno, chiamato “Milaro”, si caratterizza per un particolare substrato formato da arenarie calcaree interfacciate da pacchetti di argilla, che consente alle viti di dare uve di qualità. Grazie alla natura del luogo, con l’impiego di impianti tecnologicamente avanzati, Valle dell’Acate produce una gamma di vini di elevato pregio. Interessanti l’Inzolia, floreale e agrumato, e Bidis, blend di chardonnay e insolia, che ha bouquet generoso, con sentori di agrumi, frutta esotica, vaniglia. Di grande personalità il Cerasuolo di Vittoria Docg, da uve nero d’Avola (60%) e frappato (40%), di colore rubino intenso, che al naso si propone con sentori di piccoli frutti, e in particolare di more e lamponi, cui seguono note di liquirizia e cacao, e che in bocca é morbido e vellutato. Da abbinare a carni rosse, arrosti e stufati di cacciagione. Interessanti il Frappato, dal fragrante profumo di lampone, da aperitivo, e il Moro, nero d’Avola in purezza, dal profumo di mirtillo e dal gusto pieno e molto caldo. Ideale con selvaggina. Di stoffa l’ultimo nato, Tanè, da uve nero d’Avola e syrah. Di grande complessità, ha colore rosso rubino fitto, impenetrabile, mentre al naso é ampio e intenso con profumo di piccoli frutti, note speziate, sentori di vaniglia e cacao. Di corpo e strutturato, al palato é ricco, concentrato, morbido, con retrogusto di frutti di bosco. Si abbina a formaggi come il ragusano Dop, la provola dei Nebrodi e il pecorino, o a carni rosse e selvaggina.
Velenosi
Velenosi
Biography
L’Azienda vitivinicola Velenosi é nata nel 1984 per volontà di due giovanissimi imprenditori, Angela Piotti Velenosi ed Ercole Velenosi. Nel 2005 é entrato un nuovo socio, il dottor Paolo Garbini, e si é costituita la Velenosi Srl. Nonostante operi nel settore da solo un paio di decenni, l’azienda, in virtù della forte passione dei titolari e grazie all’importante consulenza del grande enologo Attilio Pagli, ha raggiunto standard qualitativi d’eccellenza. I fattori del successo, tecniche di produzione moderne, cantina di assoluto rispetto, un lavoro meticoloso e appassionato in vigna, utilizzo di attrezzature all’avanguardia. I vini che agli esordi han fatto conoscere l’azienda erano due Cru bianchi. Reve di Villa Angela Chardonnay, dal colore giallo oro, naso che ricorda la frutta tropicale, sorso di grande eleganza e buona struttura. E il Villa Angela Marche Chardonnay. Ma l’azienda ha investito anche sui vini rossi, in ragione di una grande fiducia verso le potenzialità del territorio e verso un vitigno in particolare, il montepulciano. Un vitigno che si sta imponendo all’attenzione dei consumatori più esigenti di tutto il mondo come uno dei più importanti, nel patrimonio italiano. Nelle produzioni Doc Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore, della Velenosi, il montepulciano é in uvaggio con il sangiovese ed altre piccole quote di varietà raccomandate o autorizzate. Nel Ludi, il rosso più importante e pluripremiato della maison, é invece in uvaggio con il cabernet sauvignon e merlot, impiantato nei nuovi impianti realizzati, seguendo le più moderne indicazioni tecniche, con una densità sensibilmente maggiore e con sesti più larghi. Botti in legno completamente nuove e di diverse dimensioni (barrique, tonneau) sono destinate alla fermentazione e all’affinamento del vino; affinamento che, per ottenere i risultati ottimali, non é inferiore ai due anni di permanenza in legno. Il risultato, dopo un ulteriore affinamento in bottiglia, é quello di un vino importante, di ottima concentrazione. Di colore rosso rubino intenso, Ludi ha profumi penetranti e persistenti di frutta matura, in particolare di ciliegia e mora, assieme a note di liquirizia e grafite, leggeri sentori balsamici di rosmarino e timo. In bocca é austero ed elegante, di forte impatto e di grande progressione gustativa, dal carattere fermo e deciso segnato da tannini finissimi, morbidi e rotondi. Tra i vini dell’azienda anche bollicine, con un pregevole Spumante Brut, da uve chardonnay e pinot nero, da tutto pasto.

