Abbazia di Novacella
Abbazia di Novacella
Biography
“Nel lontanissimo 1142 i Canonici Regolari Agostiniani provenienti da Klosterneuburg, vicino a Vienna, fondarono a Varna, appena fuori l’attuale Bressanone, l’Abbazia di Novacella (Neustif), un edificio ricco di storia e di cultura che ha una straordinaria biblioteca e una cantina plurisecolare. Gli Agostiniani insegnarono come bonificare la terra e come coltivare la vite agli abitanti della Valle Isarco e di tutta la Valle dell’Adige fino a San Michele. L’area di Bressanone è la zona vitivinicola più a nord d’Italia e una tra le più elevate d’Europa, qui ci sono condizioni estreme per la coltivazione delle vite, e ogni anno l’uomo lancia una sfida alla natura per riuscire a ottenere una vendemmia di qualità. Gli inverni sono particolarmente lunghi e rigidi, vi sono però le condizioni ottimali per la coltivazione di alcuni vitigni aromatici dai quali nascono vini profumati, sapidi e minerali. Qui nei vigneti più ripidi e meglio esposti a mezzogiorno su una superficie complessiva di circa 20 ettari si coltivano vitigni bianchi quali il sylvaner, il kerner, il gewürztraminer, il müller thurgau e il veltliner. Le uve delle vigne migliori vengono selezionate ogni anno con criteri assolutamente rigorosi e sono destinate alla linea di prodotti d’eccellenza denominata “Praepositus”. Tra di essi vanno menzionati il Kerner che ha il caratteristico colore paglierino con note verdoline, profumi di anice e pino, dal sapore molto secco e minerale; ma anche Il Gewürztraminer che colpisce per la ricchezza di aromi di frutta, tropicale e dal caratteristico retrogusto speziato.
L’Abbazia di Novacella, oltre dei possedimenti di Varna, è proprietari a Bolzano, nella Tenuta Mariaheim al centro della città, luogo eletto per la produzione del vitigno Leagrein dal quale si ottiene un rosso dal colore quasi violaceo, dal profumo esuberante e dalla straordinaria consistenza e pienezza.
A Cornaiano, nei pressi di Bolzano, alla confluenza delle Valli dell’Adige e dell’Isarco, l’Abbazia possiede la tenuta di Marklhof dove si coltivano pinot nero e moscato rosa. Dal primo vitigno nasce un vino rosso flessuoso ed elegante; dal secondo un vino di colore rosato, dall’esplosivo profumo di rosa passita e di spezie, dolce e carezzevole al gusto.”
Altesino
Altesino
Biography
Creata nel 1972, l’azienda agricola Altesino si estende oggi a Montalcino su una superficie di 70 ettari, dei quali 36 sono coltivati a vigneto specializzato nelle località di Altesino, Velona, Pianezzine e Montosoli. Ha sede sulle colline orientali del territorio, nel quattrocentesco Palazzo Altesi, edificato dalla nobile famiglia Tricerchi, dove si trovano anche le cantine di affinamento e, sotto il livello del suolo, la zona di vinificazione. Dal 2002 l’azienda, da sempre diretta da Claudio Basla, è di proprietà di Elisabetta Gnudi Angelini, che l’ha acquisita perché è storicamente la più innovativa di Montalcino. Nei suoi primi 30 anni di vita è stata infatti un’autentica fucina di idee rivoluzionarie: la prima a introdurre il concetto di cru in questo territorio ponendo orgogliosamente in etichetta il nome della sua vigna più vocata, Montosoli, la prima a sperimentare la barrique nel 1979, la prima a creare una grappa di fattoria nel 1977 in collaborazione con il distillatore Gioacchino Nannoni, la prima a vendere in anteprima il Brunello della vendemmia 1985 rilasciando certificati di vendita simili ai futures. La maggior parte dei vini che Altesino produce è ottenuta dalla vinificazione delle uve di sangiovese, usate in purezza nel Brunello, nel Rosso di Montalcino e nel Palazzo Altesi (che si diversifica per una particolare vinificazione); assemblate invece con merlot e cabernet sauvignon nel Rosso Altesino e nell’Alte di Altesi, i due vini della gamma in minor misura legati alla tipicità montalcinese. Fiore all’occhiello dell’azienda è il Brunello ricavato da una vigna di 5 ettari a nord di Montalcino, a un’altitudine di 350 metri: è il Brunello del cru Montosoli, che viene imbottigliato esclusivamente nelle grandi annate (quando la vendemmia non corrisponde alle ambizioni, il vino viene assemblato con quello degli altri vigneti). Per ben tre volte Wine Spectator ha inserito questo Brunello tra i 100 migliori vini del mondo.
Il vino più importante prodotto da Altesino è il Brunello ottenuto dal vigneto Montosoli, che l’azienda è stata la prima, nel territorio, a rivendicare come cru.
Banfi
Banfi
Biography
Premiata al Vinitaly come migliore cantina d’Italia per 11 anni consecutivi, Castello Banfi ha meritato questo riconoscimento perchè rappresenta un modello imprenditoriale capace di coniugare un altissimo livello qualitativo dei prodotti con dimensioni colossali: é la più grossa realtà di Montalcino, con 2.850 ettari, di cui oltre 850 impiantati a vigneto specializzato, e una produzione annua di 11,5 milioni di bottiglie. A creare la Banfi sono stati due italo-americani, i fratelli John ed Harry Mariani. Quando cominciarono ad acquistare i terreni a Montalcino, nel 1978, erano già da una quindicina d’anni alla guida della Banfi Vintners, la più importante azienda statunitense d’importazione vinicola, ereditata dal padre Giovanni, di origine italiana, che l’aveva fondata nel 1919 a New York. La loro ambizione? Produrre essi stessi vini d’alto pregio italiani da portare sul mercato internazionale. La loro azienda é diversa dalle altre di Montalcino: non é affatto monotematica, anzi é in grado di fornire una gamma di vini capaci di soddisfare un ampio ventaglio di esigenze sia per il prezzo sia per lo stile di vinificazione. Al vertice della produzione, difatti, non c’é soltanto il Brunello di Montalcino Poggio all’Oro, ricavato dal loro miglior cru, ma anche due rossi di grande ambizione, l’Excelsus, da uve di cabernet sauvignon e merlot, e il Summus, in cui il sangiovese é unito a cabernet sauvignon e syrah: due SuperTuscan che vestono i panni della nuova Doc Sant’Antimo. La parte più americaneggiante della Banfi é la cantina, un modernissimo stabilimento di enormi dimensioni per poter vinificare in selezione, continuamente aggiornato perchè sia sempre all’avanguardia con le tecnologie più avanzate. I Mariani non hanno però dimenticato che i vini sono cultura: nel Castello di Poggio alle Mura, ex roccaforte della Repubblica senese e oggi sede di rappresentanza dell’azienda, hanno insediato un Museo del vetro che ripercorre la storia della bottiglia dall’antichità ai nostri giorni.
Batasiolo
Batasiolo
Biography
La Batasiolo è un’azienda vitivinicola di La Morra che ha dimensioni insolitamente grandi per il Piemonte: produce 2 milioni e mezzo di bottiglie all’anno, dispone di 112 ettari di vigneti in proprietà ed è la più grossa produttrice di uve da Barolo di tutte le Langhe. Eppure per la famiglia che la possiede e la gestisce non rappresenta il business principale: i Dogliani sono infatti alla testa di una galassia di società che ruotano intorno al colosso del gruppo, l’Inc Costruzioni Generali, l’impresa che ha costruito l’autostrada del Frejus, la Torino-Bardonecchia. La Batasiolo è nata nel 1978 dalla fusione della Fratelli Dogliani, l’azienda vitivinicola di famiglia, con la Kiola, una casa vinicola di La Morra molto chiacchierata ma di grandi dimensioni che Matterino Dogliani, creatore dell’impresa di costruzioni stradali, aveva appena acquistato dalla multinazionale Idv (International Distillers Vintners, quella che controlla la Cinzano), che voleva disfarsene perché ci aveva rimesso troppi quattrini. L’obiettivo più urgente della nuova azienda, che Matterino, assumendone la presidenza, aveva affidato a suo fratello Fiorenzo, amministratore delegato, fu quello di far dimenticare nel più breve tempo possibile la Kiola (ecco perché le fu cambiato nome) e il suo poco esaltante passato. Una mossa azzeccata fu separare la gestione dei vigneti da quella della cantina mediante la creazione di un’azienda agricola, la Beni di Batasiolo, alla quale furono conferiti tutti i terreni vitati. E’ con quest’ultima che i Dogliani, con una oculata politica di acquisizioni che ha messo insieme nove cascine, sono riusciti a diventare i più grandi produttori di uve da Barolo delle Langhe. Le viti di nebbiolo da cui le ricavano (circa 3mila per ettaro) occupano una sessantina dei 112 ettari vitati di proprietà (i Beni di Batasiolo ne occupano globalmente 120). E tutti i vigneti che ne fanno parte sono di grande rinomanza, uno straordinario patrimonio di terreni vocati alla viticoltura di qualità. Al vertice dei 2,6 milioni di bottiglie prodotte annualmente ci sono le 270-300mila di Barolo. Oltre alla versione base, l’azienda imbottiglia separatamente quello ricavato da ben quattro cru: il Barolo Bofani a Monforte d’Alba, Cerequio a La Morra, Boscareto e Corda della Briccolina a Serralunga d’Alba.
Boscarelli
Boscarelli
Biography
Poderi Boscarelli é una casa vinicola di Montepulciano, fondata nel 1962 da Egidio Corradi. Attraverso una produzione di vino di qualità, il fondatore intendeva rendere omaggio a quella sua terra d’origine, la Toscana, appunto, abbandonata a favore di Milano e Genova per motivi professionali. E’ la collina di Cervognano a ospitare questa piccola azienda votata alla valorizzazione del Vino Nobile; si trova sul versante sud-est di Montepulciano, a ridosso della Valdichiana, a un’altitudine di circa 300 metri slm. L’obiettivo é concentrato sulla produzione del Vino Nobile con un carattere marcato e tradizionale e sui rossi che valorizzino il terreno e l’uso del sangiovese. Dei 12,5 ettari vitati di proprietà, 11 sono iscritti all’albo del Vino Nobile Docg e la restante parte a quello del Rosso di Montepulciano Doc. Due i vini top. Il Nocio dei Boscarelli, il rosso più conosciuto. Dopo la diraspatura e una soffice pigiatura, le uve vengono fatte fermentare in piccoli tini di rovere. La fermentazione dura dieci giorni a temperatura variante dai 28 ai 31 gradi. Vengono effettuati brevi rimontaggi nella fase iniziale e follature manuali del cappello. La macerazione prosegue per altri dieci giorni dopo la fermentazione. Dopo aver svolto la fermentazione malolattica, il Nocio viene posto ad affinare in fusti da 5 e 10 hl di rovere francese Allier e di Slavonia. La maturazione dura dai 18 ai 24 mesi. A una leggera filtrazione segue l’imbottigliamento; l’affinamento in bottiglia avviene in cantina per altri 3/6 mesi. Nel bicchiere é di grande impatto, rosso rubino, dal naso elegante, ideale con selvaggina. E il Vino Nobile di Montepulciano. Le uve, sangiovese e prugnolo gentile, raccolte manualmente in cassette, dopo la diraspatura e la pigiatura soffice vengono poste a fermentare in piccoli tini di rovere o d’acciaio. La fermentazione dura circa una settimana a temperature varianti dai 28 ai 30 gradi. Vengono effettuati rimontaggi e molte follature manuali del cappello. La macerazione prosegue per altri 5/8 giorni dopo la fermentazione. Dopo aver svolto la fermentazione malolattica, il Nobile viene posto ad affinare in fusti di legno di Allier e rovere di Slavonia di capacità variabile dai 5 ai 35 hl. La maturazione dura circa dai 18 ai 24 mesi. Prima dell’imbottigliamento, se necessaria, viene effettuata una leggera filtrazione. Alla degustazione si presenta di colore rosso rubino, ha profumo di prugna e ciliegia, sentori speziati, sorso caldo e di buona persistenza.
Cantine del Notaio
Cantine del Notaio
Biography
Il notaio era il padre di Gerardo Giuratrabocchetti, titolare di quella che é considerata una cantina simbolo della Basilicata. E in onore al padre i vini hanno preso i nomi degli atti e degli strumenti della professione notarile: la Firma, il Sigillo, il Rogito, il Repertorio, la Stipula, l’Autentica. Gerardo Giuratrabocchetti é un agronomo che ha sempre vissuto in campagna sin da ragazzino. Un giorno in mezzo ai vigneti il nonno, che pure si chiamava Gerardo, gli disse: “Poichè ti chiami come me, queste vigne ti apparterranno”. E così fu. Trent’anni dopo, nel 1998 nacquero le Cantine del Notaio, l’azienda vitivinicola che aveva e ha come ambizione quella di ridare onore e lustro alla terra del Vulture famosa per la grandezza dei vini già dall’epoca di Orazio che era nato proprio da queste a parti, a Venosa. Con la collaborazione del professor Francesco Moio, docente dell’Università di Napoli, si é proceduto a un accurato studio dei terroir, dei sistemi di coltivazione della vite e dei metodi di vinificazione. I circa 30 ettari di vigneto di cui dispone la proprietà sono situati nei territori storici e nei luoghi migliori contraddistinti da uno strato vulcanico sotto il quale si trova quel tufo che in loco é detto”tufo che allatta” perchè costituisce una riserva idrica fondamentale per superare i periodi siccitosi. Il vitigno principe coltivato maggiormente é l’aglianico, che nell’area del Vulture ha trovato la sua terra di elezione, grazie alla quota elevata, al terreo vulcanico, al caldo intenso di giorno e al fresco della notte.
Le cantine sono ricavate in antiche grotte naturali di tufo vulcanico che risalgono al XVII sec. e furono in passato utilizzate dai frati francescani. Un ambiente spettacolare, di grande suggestione, ma anche di estrema funzionalità, nelle grotte di tufo la temperatura e l’umidità si mantengono costanti per tutto l’anno. La ricchezza e le possibilità espressive dell’aglianico si modulano in maniera differente a seconda del tipo di vino. Il Sigillo é un vino tutto d’un pezzo, compatto e autorevole; la Firma invece é un vino sempre corposo, ma morbido che esprime un’inarrivabile eleganza lucana, il Repertorio infine é un vino che estrinseca il carattere dell’aglianico in maniera più immediata, con uno stile più fruttato.
Castello del Terriccio
Castello del Terriccio
Biography
Il nuovo corso del Castello del Terriccio inizia nel 1975, quando Gian Annibale Rossi di Medelana ne eredita la proprietà. Si tratta di una sorta di latifondo con castello, borgo e molti casolari, situato in magnifica posizione sulle colline di Castellina Marittima comune in riva al Tirreno in provincia di Pisa a pochi chilometri in linea d’aria da Bolgheri. Rossi ha avuto la proprietà dal prozio Serafini Ferri, che nell’immediato dopoguerra aveva rilevato l’azienda dedicandosi alla coltivazione dei cereali; la linea produttiva viene modificata, convertendo una parte dei terreni a vigneti. Vigneti che vengono progettati con cura (prevedono tra l’altro un’elevata fittezza di ceppi per ettaro e una produzione molto limitata per pianta) solo dopo avere studiato attentamente terra e clima, scoprendo che, come la men lontana Bolgheri, ha notevoli affinità con il terroir di Bordeaux. Pertanto si privilegia l’impianto di varietà internazionali tipicamente bordolesi come il merlot, il cabernet sauvignon e il petit verdot, i quali sostituiscono i tradizionali sangiovese e trebbiano, sono un’assoluta novità per il territorio di Castellina. Un’intuizione che si rivelerà vincente. Nel 1986 vedono la luce i primi vini che per la loro qualità e personalità suscitano l’interesse dei media e del pubblico degli enofili,
Il Lupicaia é il vino simbolo del Terriccio, un classico taglio bordolese (cabernet sauvignon, merlot con un tocco di petit verdot), i vini merlot e cabernet vengono affinati separatamente in barrique per almeno 18 mesi, e poi, come appunto si fa a Bordeaux, vengono “tagliati”, cioé miscelati in una proporzione che varia leggermente di anno in anno. Il taglio serve a valorizzare al meglio la personalità dell’annata, in modo da mettere in bottiglia ogni anno un vino perfettamente equilibrato, intenso, morbido, e soprattutto capace di vivere a lungo. Un vino che ha avuto molti premi e riconoscimenti internazionali. Dall’anno 2000 é in produzione il Castello del Terriccio che nasce da una prevalenza di syrah (altro vitigno alloctono che ha trovato una terra di elezione al Terriccio), con merlot e altri vitigni. Un vino complesso, fitto con una caratteristica nota speziata. Completano la gamma il piacevolissimo Tassinaia nel quale si evidenzia il carattere del sangiovese abbinato al merlot e petit verdot. Ma non solo i rossi vengono bene al Terriccio, come dimostra l’autorevole Rondinaia, uno chardonnay molto equilibrato e suadente.
Castello di Querceto
Castello di Querceto
Biography
Il Castello di Querceto dal lontano 1897 é di proprietà dei François, famiglia di origine francese trasferitasi in Toscana nel corso del XVIII secolo, quando uno dei suoi componenti, funzionario della casa degli Asburgo-Lorena, si spostò in conseguenza dell’assegnazione del Granducato di Toscana al casato stesso.
Il Castello é ubicato nella parte nord-orientale del territorio del Chianti Classico, in una piccola valle nel comune di Greve in Chianti a pochi km dal capoluogo; i vigneti e gli oliveti dell’Azienda giacciono sulle pendici della valle a quote comprese fra i 400 e i 530 metri s.l.m. e sono pertanto classificati come vigneti e oliveti di “alta collina”.
La proprietà si estende per 190 ettari dei quali 60 coltivati a vigneto, quasi interamente intorno al centro aziendale che comprende il Castello e tutta la struttura produttiva, dove le recenti e moderne costruzioni, eseguite nel rispetto dell’immagine e della tradizione della zona, affiancano gli antichi edifici.
Dopo due generazioni, a partire dalla fine degli anni 70, Alessandro François e la moglie Antonietta hanno dato inizio a una nuova fase di profonda ristrutturazione aziendale, basata su un programma di investimenti che ha interessato sia l’attività agricola che quella di trasformazione delle uve.
Essendo stata l’Azienda interessata da una grossa crescita dimensionale negli anni recenti, si é deciso di approvare un ulteriore piano di sviluppo che ha generato, oltre a un aumento della produzione, anche una razionalizzazione dell’intera attività produttiva.
L’attività colturale viene condotta avendo come fine il conseguimento della massima qualità e della compatibilità ecologica della produzione. La filosofia di Querceto si fonda sulla valorizzazione di alcune selezioni particolari che nascono da un approfondito studio delle caratteristiche dei vigneti dell’azienda, nel tentativo di esaltare al massimo le potenzialità dei diversi vitigni coltivati in condizioni ambientali differenti tra loro. Il vino più importante é il Chianti Classico Riserva Il Picchio, sangiovese al 90% con un’aggiunta di canaiolo, dotato di notevole struttura e carattere marcato, assai elegante nelle sua essenza tipicamente chiantigiana. Si tratta di un vino di impronta certamente tradizionale, ricco di tannini nobili adattissimo per grandi abbinamenti con carni rosse e cacciagione.
Anche gli Igt La Corte, Querciolaia e Cignale sono tuttavia prodotti di livello qualitativo senza dubbio elevato e di buon rapporto prezzo-qualità.
Castello Vicchiomaggio
Castello Vicchiomaggio
Biography
Il Castello Vicchiomaggio é una delle più belle dimore storiche della Toscana immersa in un parco di oltre 130 ettari di terre. Tra le sue mura sono stati ospitati personaggi illustri quali Leonardo da Vinci e Francesco Redi, che qui compose il celebre poema Bacco in Toscana. I proprietari attuali sono John e Paola Matta. Le origini del Castello, inizialmente denominato Vicchio dei Longobardi, risalgono all’incirca al 1400, come riportato su alcune antiche pergamene ancora oggi conservate. La sua ubicazione in cima a una collina dominante tutta la Val di Greve, a soli 26 km da Firenze e 48 da Siena, si é rivelata nel corso dei secoli una posizione altamente strategica all’interno del territorio chiantigiano. L’azienda agricola, supervisionata dai proprietari con l’ausilio di uno staff altamente qualificato, produce una gamma di vini di livello, diversi prodotti, espressione di stili differenti che variano dal tradizionale all’innovativo, che si rivelano tuttavia sempre espressione fedele delle caratteristiche peculiari della zona. Per raggiungere questo risultato tutto il terreno é stato rigorosamente classificato secondo la tipologia e l’esposizione dei vigneti. Tra i vini della cantina, il Chianti Classico San Jacopo, che prende il nome da un’antica casa colonica situata nella proprietà. Da uve sangiovese (90%), canaiolo (5%), colorino (5%). Elevato in botti grandi, ha stile molto classico. L’assemblaggio d’uve tradizionali conferisce a questo vino ben strutturato e riccamente fruttato un colore molto seducente. Al naso ha profumi caratteristici di viola mammola, prugna e ciliegia. Al palato é caldo e morbido, ideale con fiorentina e carni alla brace. Il Chianti Classico Riserva Petri, da uve di un vigneto di più di 20 anni, viene invece elevato in barriques per sei mesi, e viene successivamente trasferito in botti grandi da 25-75 hl, per altri nove mesi. Vino di eccellente struttura, ha sentori fruttati, note di rovere, sorso caldo. Da abbinare a carni rosse. Infine, il Chianti Classico Riserva La Prima, che nasce in vigneti di oltre 35 anni ed é vino molto ricercato da collezionisti in tutto il mondo (12 mila le bottiglie prodotte per ogni millesimo). Nel bicchiere ha colore rosso rubino intenso, naso di grande impatto, concentrato, con sentori di fiori appassiti e frutti rossi maturi, lievi aromi di spezie. In bocca é caldo e morbido, di bella struttura, da accompagnare a zuppe toscane, in primis ribollita, carni allo spiedo, formaggi di media stagionatura.
Collavini
Collavini
Biography
La storia enologica della famiglia Collavini ebbe inizio nel 1896, quando il capostipite Eugenio cominciò a rifornire con i suoi vini le migliori famiglie udinesi. Ma il momento magico, nell’evoluzione dell’azienda, si é avuto negli anni 70 del 1900, quando il suo discendente Manlio Collavini decise di impegnare notevoli capitali in strutture moderne e funzionali, per migliorare gli standard di efficienza della cantina e soprattutto la qualità dei prodotti. L’operazione ebbe immediato successo grazie al Grigio, uno spumante a base di Prosecco e Chardonnay che ottenne vasti consensi, consensi che Collavini si affrettò a raddoppiare affiancandogli una Ribolla Gialla spumantizzata. Nel 1980, poi, con l’acquisizione e il restauro, a Corno di Rosazzo, di un antico maniero del XVI secolo, l’intraprendente produttore friulano non trovò soltanto una prestigiosa dimora per la propria famiglia, ma anche la sede per una cantina in cui era possibile accentrare tutte le attività produttive. Cominciò proprio allora la svolta qualitativa più importante dell’azienda Collavini, con un programma globale ch’é spaziato dalla fidelizzazione dei vignaioli conferenti le uve, controllati da un agronomo nella conduzione delle vigne, alla modernizzazione degli impianti, imperniati su pigiature soffici e vinificazioni termocontrollate. Oggi, con oltre 173 ettari di vigneto in proprietà e 1,5 milioni di bottiglie prodotte all’anno, quella di Manlio Collavini é una delle aziende più efficienti e importanti del Friuli. Lo é grazie alla cura con cui egli ha sempre seguito sia i vini base sia la gamma alta della sua produzione, e all’attenzione con cui ha continuato a a sperimentare tecniche di cantina: non solo quelle tradizionali come l’appassimento, ma anche nuove, come il congelamento delle uve o l’osmosi inversa. Per lui il vino é molto più di una bevanda: convinzione che lo ha spinto a impegnarsi, come parlamentare, per migliorarne la legislazione. Il risultato più brillante della sua azione pubblica é stato però quello di riuscire a far battezzare le strade del suo comune, Corno di Rosazzo, con i nomi dei vitigni friulani: l’indirizzo della sua azienda é infatti in via della Ribolla Gialla. Affiancato dalla moglie Anna e dai figli Luigi e Giovanni, si affida oggi in cantina all’opera dell’enologo Walter Bergnach. I migliori risultati li ha ottenuti con il Broy, un bianco Doc del Collio ottenuto per assemblaggio da tocai, chardonnay e sauvignon, a cui ha affiancato due rossi: uno, il Forresco, della Doc Colli Orientali del Friuli, ottenuto da uve autoctone di refosco dal peduncolo rosso, refosco di Faedis e pignolo; l’altro, il Collio Merlot Dal Pic, da uve internazionali.
Cusumano
Cusumano
Biography
Non é storia recente quella di Alberto e Diego Cusumano nel campo della viticoltura, ma inizia oltre quarant’anni fa quando il padre, proprietario di vasti appezzamenti di terreno in varie parti della Sicilia, produceva mosti concentrati destinati al mercato del Nord Italia.
Il vino, infatti, é arrivato molto tempo più tardi, negli anni 80, quando Cusumano si rese conto che bisognava guardare avanti con lungimiranza, e che la politica delle eccedenze non poteva più avere grande futuro.
Iniziò allora a fare selezione, piantando i migliori cloni dei tradizionali vitigni siciliani, come l’insolia e il nero d’Avola, e mettendo a dimora anche alcuni vitigni internazionali, come le syrah, il cabernet sauvignon, lo chardonnay.
La vera svolta si é avuta tuttavia alla metà degli anni ’90, con l’ingresso in azienda di Diego a fianco di Alberto.
L’idea dei due fratelli, però, non é stata quella di ripetere il modello d’impresa perfezionato dal padre, bensì di puntare l’obiettivo sui vini di qualità.
I dinamici Diego e Alberto hanno oggi dalla propria parte un vasto patrimonio di terreni di oltre 400 ettari, distribuito tra sette tenute strategicamente collocate in gran parte delle aree più vocate alla viticoltura come Alcamo, Monreale, Partinico, Ficuzza e Bufera dalle quali si origina una produzione di circa 2 milioni 500mila bottiglie annue.
La loro giovane azienda nel giro di pochi anni é diventata un vero e proprio fenomeno di mercato, ed é oggi molto conosciuta a livello planetario dagli Stati Uniti alla Russia, in special modo grazie a una felice combinazione di tecnologia e territorialità che si é dimostrata assolutamente vincente.
Uno dei suoi vini più rappresentativi, l’Angimbé, blend di inzolia 70% e chardonnay 30% fresco e strutturato al tempo stesso, é stato collocato da Wine Spectator nel 2004 tra i migliori 100 vini del mondo, e nel 2008 tra le migliori etichette italiane come rapporto qualità-prezzo.
I Cru aziendali senza dubbio sono il Noà, assemblaggio di nero d’Avola 40%, merlot 30%, cabernet sauvignon 30%, e il Sagana, nero d’Avola in purezza, entrambi insigniti quest’anno del prestigioso riconoscimento dei 3 bicchieri del Gambero Rosso.
I più importanti obiettivi al momento ancora da raggiungere sono il consolidamento dell’immagine dei vini e del marchio a livello internazionale come emblema del vino siciliano di più alta qualità, aspetto quest’ultimo di fondamentale rilevanza al quale Alberto e Diego tributano gran parte delle proprie energie.
Donatella Cinelli Colombini
Donatella Cinelli Colombini
Biography
Donatella Cinelli Colombini appartiene a una storica famiglia che ha un plurisecolare rapporto con la vite e il vino. Dalla sua famiglia ha ereditato due fattorie, una situata a Montalcino e l’altra alcuni chilometri più a nord, a Trequanda, in quella magnifica terra che viene denominata “Le Crete Senesi”.
Donatella dirige le due aziende dal 1998 e le ha sapute trasformare coniugando tecnologia e tradizione, con una visione tutta femminile del modo di fare e commercializzare il vino, con una produzione complessiva superiore alle 150mila bottiglie di pregio distribuite in oltre 25 mercati del mondo.
A Montalcino, sul versante settentrionale, che degrada dolcemente verso il fiume Orcia, é situata la fattoria Casato Prime Donne, un antico casale circondato da 23 ettari coltivati prevalentemente a sangiovese grosso. La cantina é molto suggestiva e gli ambienti nei quali sono collocate le botti e le barrique in cui viene affinato il Brunello, sono decorate da affreschi che raccontano la storia di Montalcino.
Ma questa azienda ha una particolarità che la rende unica al mondo; oltre alla titolare, tutte le dipendenti, compresa l’enologa-cantiniera, sono donne, e il loro lavoro congiunto sa dare un’interpretazione del tutto femminile ai vini di Montalcino.
L’altra fattoria, sita a Trequanda, é il Colle. Appartiene alla famiglia Colombini dal 1592. Ha circa 23 ettari di vigneto e produce vini Chianti Doc e Orcia Doc. Inoltre produce olio, cereali e anche tartufi. é un’azienda agrituristica con camere confortevoli e un piacevole ristorante tipico.
Il vino bandiera di Donatella Cinelli Colombini é senz’altro il Brunello di Montalcino Docg Selezione Prime Donne. Un vino prodotto solo nelle annate migliori e prima di essere imbottigliato deve essere approvato da un gruppo di sole donne, esperte assaggiatrici tra le quali Maureen Ashley, Astrid Schwarz, Daniela Scrobogna e Marina Thompson.
Un altro vino singolare é senza dubbio il Cenerentola vino con la Doc Orcia, che nasce da uve sangiovese con l’aggiunta dell’antico vitigno “foglia tonda”, vitigno autoctono che era destinato a scomparire ma che é stato salvato grazie al lavoro congiunto di vecchi vignaioli e ricercatori universitari. Non vanno però dimenticati il Rosso di Montalcino, morbido e immediato, e la schietta Grappa di Brunello.
Duca di Salaparuta
Duca di Salaparuta
Biography
Era principe di Villafranca e duca di Salaparuta, Giuseppe Alliata, ma nutriva idee progressiste. Nel 1824, quando decise di vinificare in proprio le uve di inzolia della sua fattoria in contrada Corvo di Casteldaccia, volle che la sua personalità si rispecchiasse nel vino che intendeva produrre per offrirlo agli ospiti illustri in visita alla sua residenza di Villa Valguarnera. Nacque così il Corvo, un vino aristocratico e anticonformista, che non tardò a uscire dai salotti siciliani per confrontarsi con le grandi etichette dell’epoca. Quella sfida, produrre vini di levatura internazionale con uve siciliane, fu raccolta da suo figlio Edoardo, e successivamente dal nipote Enrico. Personaggio affascinante, quest’ultimo, filosofo, musicista, pioniere nella promozione della dieta mediterranea. Sotto la sua guida la casa vinicola si sviluppò, aprendosi a esperienze internazionali. Alla morte del duca Enrico, però, la figlia Topazia non se la sentì di gestire l’azienda, ormai di considerevoli dimensioni, e nel 1961 la cedette a una finanziaria controllata dalla Regione, l’Espi, che le assicurò un significativo successo commerciale. Ma esattamente 40 anni dopo, nel maggio 2001, nuovo passaggio di mano: la Duca di Salaparuta é stata privatizzata per mezzo di una gara. L’ha vinta il gruppo Illva di Saronno tramite una controllata siciliana, la Florio di Marsala. Il disegno strategico di Augusto Reina, amministratore delegato dell’Illva, era molto lucido, realizzare con quella acquisizione un polo vinicolo siciliano di alto livello sfruttando la complementarietà dei due marchi, noti entrambi su scala internazionale: la Florio, numero uno del Marsala e dei vini liquorosi, e la Duca di Salaparuta, numero uno dei vini da pasto dell’isola, con un rosso del calibro del Duca Enrico, a base di nero d’Avola, e un bianco della struttura di Bianca di Valguarnera, a base di inzolia. Per riuscire nell’intento, Reina ha riunito le due aziende nella società Case vinicole di Sicilia e tra il 2002 e il 2007 ha investito 30 milioni di euro per l’ammodernamento delle cantine Duca di Salaparuta, a Casteldaccia e ad Aspra. Ma l’investimento chiave lo ha programmato per i vigneti. Pur producendo 9 milioni di bottiglie all’anno, l’azienda non possedeva infatti vigne: acquistava le uve scegliendo i terreni più vocati e i vignaioli migliori. L’acquisto del feudo Suor Marchesa, 94,5 ettari a Butera, terra da Nero d’Avola, e della tenuta Vagliasindi, 8,7 ettari a Castiglione di Sicilia, alle falde dell’Etna, dove nerello mascalese e pinot nero danno straordinari risultati, sono stati soltanto un inizio per dotare la Duca di Salaparuta di cru adeguati alle sue ambizioni.
Famiglia Cecchi
Famiglia Cecchi
Biography
Un’azienda agricola dotata di vigneti a grande vocazione era il sogno accarezzato per tutta la vita da Cesare Cecchi, nonno degli attuali titolari, che nel 1925, alla scomparsa di suo padre, Luigi, aveva ereditato a Poggibonsi una redditizia attività di commercio vinicolo che aveva saputo estendere anche al di là delle frontiere. La morte prematura nel 1953 gli impedì di realizzare quel sogno. E’ toccato a suo figlio, che si chiamava Luigi come il nonno, di portare a compimento quel progetto ch’egli non aveva potuto realizzare. Ci riuscì nel 1962, quando acquisì la proprietà di Villa Cerna, un’azienda agricola di 120 ettari, di cui 77, i meglio esposti, sono oggi coltivati a vigneto specializzato, nel territorio di Castellina in Chianti. Villa Cerna é una delle più suggestive fattorie del Chianti Classico, lungo i declivi d’un colle sulla cui sommità sorge lo storico edificio che le ha dato il nome: residenza dei benedettini (nel 1001 era registrata fra le proprietà del monastero di San Salvatore dell’Isola) era in origine un edificio fortificato, trasformato durante il Rinascimento in una elegante villa. Per Luigi Cecchi, essa rappresentava il punto di svolta della sua produzione verso vini d’alto pregio. Difatti nel 1972, quando decise di edificare lo stabilimento in cui avrebbe trasferito quattro anni dopo l’azienda di famiglia, abbandonando la sede storica di Poggibonsi, lo fece costruire proprio a valle di Villa Cerna, sulla via Chiantigiana. Ed é stato lui a farne la sintesi fra la tradizione e l’applicazione delle più moderne tecnologie nella produzione vitivinicola. La particolare esposizione dei vigneti collinari, a un’altitudine media di 290 metri sul livello del mare, rende ottimale il ciclo produttivo della vite, favorito anche da un microclima asciutto e moderatamente ventilato. I vigneti sono stati rinnovati impiantando le migliori selezioni di sangiovese, cosicchè il Chianti Classico di Villa Cerna, e soprattutto la Riserva, che fino allora erano apparsi come i prodotti di punta di una produzione, quella firmata Cecchi, che supera i 7 milioni di bottiglie all’anno, sono stati percepiti dal mercato come espressione di un’azienda rinnovata dalle radici. Ma il vino più significativo di Villa Cerna é stato finora Spargolo, dal nome che si da in Toscana ai grappoli giusti, cioé con chicchi radi. Oggi l’azienda é guidata dai figli di Luigi Cecchi: Cesare, laurea in scienze politiche e un anno di Columbia University, che si occupa prevalentemente del versante commerciale, e Andrea, laureato in scienze agrarie, che sovrintende alla produzione.
Fantini
Fantini
Biography
A Ortona, in Abruzzo, Farnese é sinonimo di vino, da quando nel 1538 la principessa Margherita d’Austria, sposata con il principe Farnese, ha deciso di ritirarsi dalla vita di corte e costruire in Ortona, appunto, lo splendido Palazzo Farnese. Durante questo periodo la città ha vissuto un grande splendore e tutte le attività sono state rilanciate, in modo particolare la principessa Farnese ha dato impulso alla produzione delle uve e i suoi vini venivano bevuti nei banchetti delle più importanti corti europee. Figlia di questa storia affascinante, la Farnese Vini, giovane realtà vitivinicola abruzzese che, in pochi anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo da leader nei maggiori mercati italiani ed esteri. La sede aziendale é situata nello storico Castello Caldora, costruito nel 1400 dal condottiero Giacomo Caldora a difesa della città di Ortona, tutelato dalle Belle arti e restituito agli antichi splendori dopo un attento restauro. L’azienda ha come missione quella di valorizzare tutte le aree e i prodotti regionali abruzzesi; per questo possiede vigneti sia nella provincia di Chieti, dove sono concentrati principalmente i locali vitigni a bacca bianca, e il sangiovese, sia in provincia di Teramo, dove nella rinnovata Cantina di Roseto degli Abruzzi, vengono prodotti i Cru più importanti ottenuti da uve montepulciano d’Abruzzo. Figlio della filosofia aziendale volta alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, Edizione Cinque Autoctoni é il prodotto di punta della Farnese. Nato dalla forte volontà di creare un vino che potesse essere espressione della millenaria tradizione enologica di due delle aree dove l’azienda investe le maggiori risorse, l’Abruzzo e la Puglia (dove la Farnese é presente con la partecipata Feudi di San Marzano), questo Cru “autoctono” é vinificato con uve montepulciano e sangiovese provenienti dal primo, primitivo negroamaro e malvasia nera provenienti dalla seconda. Nel bicchiere si presenta di colore rosso granato molto intenso, impenetrabile, mentre al naso é molto intenso e persistente con sentori di ciliegia, prugna, ribes maturi, tabacco, una piacevole nota tostata finale. Vino di grande struttura, in bocca é caldo e morbido, con tannini eleganti e vellutati, gusto molto persistente e con finale lungo che offre note speziate di vaniglia e cioccolato. Pronto per essere bevuto subito, può invecchiare bene e senza problemi per 8/10 anni. Da servire a 18-20°, ha tra i migliori abbinamenti gastronomici sughi robusti, carni rosse e selvaggina.
Fattoria La Valentina
Fattoria La Valentina
Biography
La Fattoria La Valentina si trova nel comune di Spoltore, sulle colline nei pressi di Pescara. Si tratta di una piccola realtà in costante crescita che oggi si estende su 18 ettari complessivi di superficie vitata, tra vigne di proprietà e in affitto, per una produzione annua di circa 300mila bottiglie. Il vigneto principale dell’azienda, che trae il nome dalla località, Santa Teresa, nella quale sorge la cantina, a pochi chilometri dal Mar Adriatico e prospiciente i massicci della Maiella e del Gran Sasso, é coltivato a montepulciano e trebbiano. Il clima particolare generato dalla vicinanza di mare e montagne garantisce la valorizzazione delle caratteristiche tipiche dei vitigni piantati, fattore questo di fondamentale importanza che influenza fortemente lo stile produttivo della casa. Da questo vigneto nascono due grandi vini da uve montepulciano in purezza, di maestosa struttura e ottimo equilibrio tra potenza alcolica, tannini e freschezza. I due Cru sono Spelt, che nel bicchiere si presenta rosso rubino profondo con naso che esprime aromi di frutta matura ricca e concentrata, con note di ciliegia e sentori speziati, mentre al palato é pieno, caldo, con i tannini ben fusi, a dare sensazioni dolci e potenti con in evidenza la freschezza del frutto. Di buona acidità con sorso di bella lunghezza e sapidità, ha finale lungo e piacevole. E il Bellovedere, vino che alla degustazione si propone rosso intenso, denso, con naso che ha profumi di marmellata leggera di susine e bacche rosse ben mature, una dolce speziatura. Al palato é ricco e largo, con corpo sostanzioso. Si abbina a carne alla brace. L’altro vigneto che contribuisce alla produzione di un altro Cru prestigioso dell’azienda é il Binomio, che si estende per 4 ettari, tutti coltivati a uva montepulciano, nella località di San Valentino in Abruzzo Citeriore, acquisito recentemente perchè ritenuto di interesse nell’ottica di produzione di vini tipici, dalle marcate caratteristiche territoriali e di immediata identificabilità. Binomio é un vino che si propone come nuova interpretazione del Montepulciano d’Abruzzo. Nel bicchiere, all’esame visivo, risulta di un bel rosso rubino con nota violacea. Al naso é molto intenso con note di mora, frutti rossi selvatici e spezie. Al palato si rivela potente, di spessore con un tannino importante, ma in grande equilibrio generale. Chiude senza spigoli e con notevole persistenza aromatica. In tavola bene si abbina a carni rosse, e formaggi stagionati.
Fèlsina
Fèlsina
Biography
Se l’origine del nome “Fèlsina” risale alla civiltà etrusca, é a partire dall’epoca romana che, nel luogo in cui oggi sorge l’azienda omonima, é documentata un’attività di ristoro, sviluppatasi nel Medioevo in centro di assistenza e ospitalità per pellegrini. Una storia molto antica, dunque, che dai monaci Benedettini attraverso i Conti della Berardenga arriva sino a Domenico Poggiali, fondatore nel 1966 della Fattoria di Fèlsina.
Situata in comune di Castelnuovo Berardenga, al margine sud-orientale della zona di produzione del Chianti Classico (alle porte della Valle dell’Ombrone), Fèlsina é oggi guidata dal genero di Poggiali, Giuseppe Mazzocolin, e si sviluppa su un’estensione di 482 ettari, di cui 62 a vigneto.
La volontà di Mazzocolin – condivisa dall’enologo Franco Bernabei – di portare alla massima espressione ciascun vigneto anche attraverso la valorizzazione dei cloni di “sangioveto” tradizionalmente coltivati in azienda, ha imposto nei primi anni Ottanta alcune scelte produttive di grande innovazione. Nel 1983 esce, infatti, la prima annata di Fontalloro, splendido sangiovese in purezza provocatoriamente presentato come vino da tavola. Un formale declassamento operato per liberarsi dagli anacronistici dettami contenuti allora nel disciplinare Chianti Classico, ma anche e soprattutto per poter unire, grazie a un attento assemblaggio, le caratteristiche del vitigno principe di Toscana coltivato in vigneti interni ed esterni al confine della denominazione. Anche grazie a questa scelta coraggiosa, a un rigoroso e originale cammino é oggi possibile parlare di uno “stile Fèlsina”, un modo sempre più raro di intendere il vino che rifugge ogni eccesso di concentrazione e consistenza a favore di un’estrema eleganza.
Come il Fontalloro, così il Chianti Classico Riserva Rància e il Maestro Raro – nomi derivati dalle case coloniche poste in prossimità dei rispettivi vigneti – declinano nelle differenti specificità di terroir la comune finezza di sentori al naso e la spiccata propensione all’invecchiamento conferita dalla possente trama tannica.
Nella gamma dei vini prodotti dalla Fattoria di Fèlsina trovano posto, inoltre, lo Chardonnay di Toscana I Sistri e l’ottimo Vin Santo del Chianti Classico, degno rappresentante di uno tra i più affascinanti vini dolci italiani.
Feudo Maccari
Feudo Maccari
Biography
Antonio Moretti, imprenditore di successo, durante un viaggio alle fine degli anni 90 in Val di Noto, ne rimase affascinato. Titolare di alcuni brand di lusso, tra cui anche la Tenuta Sette Ponti in Toscana, in quell’occasione decise che quello sarebbe stato il luogo ideale per fondare una nuova casa vinicola, in Sicilia. Nel 2000 cominciarono i primi acquisti, un lavoro con cui ha messo insieme i terreni di più di 50 proprietari. E’ nata così Feudo Maccari, una delle realtà più interessanti dell’isola, che ha in Maccari il proprio cuore pulsante. L’uva di questa zona ha un nome e un territorio d’elezione, nero d’Avola, allevato unicamente ad alberello, una delle forme più antiche e naturali di coltivazione della vite. Vitigno di antiche tradizioni e oggi particolarmente apprezzato, é di certo una delle varietà autoctone più interessanti di tutta la Sicilia e si caratterizza per struttura, intensità, rotondità di frutto e capacità di invecchiamento. Queste caratteristiche tipiche si ritrovano fedelmente rappresentate in tutti i vini di Feudo Maccari, in special modo nelle tre etichette di maggior prestigio che l’azienda produce sotto la guida esperta dell’enologo Carlo Ferrini. ReNoto, nero d’Avola con piccole percentuali di sirah, che é vino d’annata, vinificato in acciaio, che ha colore rubino di media tonalità, ricco al naso di sensazioni vinose e fruttate, con note immediate e intriganti di mirtillo e lamponi, e che al palato ha buona struttura, e sorso sapido e invitante. Un rosso allegro e scanzonato, adatto a ogni occasione e facile da bere, che bene si abbina a carni rosse e alla brace. ReNoto Rosè, vino suggestivo e versatile di colore cerasuolo che al naso ha profumi floreali e fruttati che ricordano la pera e la ciliegia matura, e che al palato é fresco e succoso, sapido e persistente. Ottimo come aperitivo o servito con pesce azzurro o carni bianche. Saia, nero d’Avola in purezza, che é vino di carattere, di colore rubino profondo e luminoso, che alterna sensazioni di frutta matura e dolce ad eleganti cenni speziati, mentre al palato ha equilibrio e armonia, lunga persistenza. Dotato di frutto esplosivo e grande rotondità, é vino che ben rappresenta il territorio e rispecchia al meglio le caratteristiche della zona.
Grattamacco
Grattamacco
Biography
Il Podere Grattamacco, situato sulle colline che dominano la piana di Bolgheri nel comune di Castagneto Carducci, fu fondato nel 1977. L’azienda, oggi sapientemente guidata dalla famiglia Tipa-Bertarelli (Claudio Tipa è lo zio di Ernesto Bertarelli, patron di Alinghi – il team di vela che ha vinto due edizioni dell’America’s Cup), si estende per 80 ettari, di cui 29 a vigneto, di cui 4 a oliveto. Il vasto bosco che circonda la proprietà, assieme alle condizioni climatiche, consentono alla tenuta di lavorare in modo sostenibile. Infatti nel 1997 Grattamacco è stata la prima azienda di Bolgheri a certificarsi biologica.
Il Grattamacco Rosso (Bolgheri Superiore DOC), vino icona della zona che vede la prima annata prodotta nel 1982, va oltre il tipico Super Tuscan della zona, mantenendo un legame unico con la tradizione Toscana grazie alla presenza del Sangiovese nel blend assieme al Cabernet Sauvignon e al Merlot.
Questo è reso possibile dalla posizione dei vigneti ad un’altitudine relativamente elevata di 100-200 metri sul livello del mare. Un clima secco, grazie soprattutto all’influenza delle brezze marine, con escursioni termiche tra il giorno e la notte, che permettono alle nostre uve di raggiungere sempre una perfetta maturazione mantenendo la giusta acidità (freschezza) e sviluppano tannini dolci e sapidi del vino.
È interessante sapere che la tenuta è stata la prima a impiantare il Vermentino a Bolgheri con il vigneto più antico del 1986 e ancora in piena produzione, un vitigno seguito da molti a Bolgheri.
Per la produzione del Grattamacco Rosso tutte le uve vengono raccolte a mano e poi fermentate spontaneamente dall’enologo Luca Marrone in tini conici aperti di rovere da 7hl con macerazioni molto lunghe. I vini vengono affinati poi in barriques di rovere francese, dal nuovo al secondo passaggio.
Nel 2004 è stato impiantato un vigneto per la produzione di un altro cru; situato nella piana, con un terroir misto di limo e sabbia rossa, con uve Cabernet Sauvignon, Franc e Petit Verdot coltivate secondo uno schema ancestrale ad esagono chiamato “settonce” con forma di allevamento ad alberello, da cui il nome del vino, L’Alberello.
La famiglia Tipa-Bertarelli ha iniziato la propria avventura nel mondo del vino nel 1999 con l’acquisizione del castello ColleMassari nella DOC Montecucco, situata in Maremma a circa un’ora di auto da Bolgheri.
I vigneti di ColleMassari si trovano a 300 metri sul livello del mare, risentono dell’influenza di Montalcino e del Monte Amiata da Est, e del mare da Ovest. Quell’influenza dalla costa ci permette di coltivare anche il Vermentino, ottenendo mineralità e aromaticità, mentre il Sangiovese si esprime con tannini più morbidi, note di frutta matura ed una nota balsamica unica.
I Balzini
I Balzini
Biography
L’azienda agricola I Balzini nasce dall’amore per il vino di Vincenzo e Antonella D’Isanto, liberi professionisti nella vita, vignaioli per passione. Il vino si produce con amore. Questa la convinzione su cui Vincenzo D’Isanto, commercialista e sommelier, ha costruito la sua avventura con Antonella nel mondo del vino. Proprio la passione per il calice rosso l’ha portato, nel 1977, a comprare 4 ettari di terra a Barberino Val d’Elsa nel cuore della campagna toscana, ai confini fra le province di Firenze e Siena. Nel 1980 Vincenzo impianta il primo vigneto e lavorando con l’aiuto e i consigli di Giulio Gambelli produce un vino rosso Igt denominato I Balzini, che prende il nome dai declivi del terreno sui quali é impiantato il vigneto, chiamati in Toscana balze, balzini. La prima annata porta la data 1987. La produzione attuale é di circa 30mila bottiglie, in procinto di attestarsi sulle 50mila con l’entrata in produzione della nuova vigna. I coniugi D’Isanto mirano a produrre secondo standard di elevata qualità, e per far questo pongono molta cura alla coltivazione della vite. Tra i vitigni utilizzati, merlot e cabernet sauvignon sono impiantati in terreni di origine pliocenica e di formazione sedimentaria, caratterizzati da sabbie gialle limose intercalate a lenti di argilla, con notevole presenza di fossili marini. I vigneti di sangiovese sono invece impiantati in terreni di origine ecocenica, originati dalla disgregazione di una roccia locale chiamata comunemente Alberese. Tra i vini, I BALZINI White Label, assemblaggio di sangiovese e cabernet sauvignon, ha colore rosso rubino, intenso e profondo, profumo complesso ed elegante con note di frutti di bosco a bacca rossa molto maturi, ben fusi con aromi speziati conferiti dalle barrique con sentori di legno aromatico e spezie. Morbido ed equilibrato, in bocca, é lungo, di bel carattere, impronta territoriale in armonia con le note innovative del Cabernet Sauvignon. I BALZINI Black Label, nel quale a sangiovese e cabernet sauvignon é aggiunta una piccola percentuale di merlot, é esuberante, dal colore rosso rubino di ottima concentrazione, fitto, con note purpuree, al naso é complesso con sfumature di mammola e giaggiolo, che ben si fondono con note di frutti di bosco, vaniglia, caffé, cioccolato nero, cuoio. Vino potente e di spessore, in bocca é caldo, austero, suadente. Entrambi i vini sono vinificati in tini d’acciaio a temperatura controllata, e maturano in barrique di rovere francese a media tostatura con un affinamento di almeno un anno in vetro.
Il terzo vino é I BALZINI Green Label, 80% Sangiovese e 20% Mammolo, con caratteristiche di freschezza e fragranza, meglio descritte nel nuovo sito.