Marchesi Frescobaldi
Marchesi Frescobaldi
Biography
La filosofia di Marchesi Frescobaldi si riassume nella frase “Cultivating Toscana diversity” che sancisce il legame della famiglia con la varietà del territorio toscano.
Frescobaldi incarna l’essenza della Toscana, la straordinaria vocazione per la viticoltura e la varietà dei territori. La sua unicità nasce proprio dalla rappresentazione di questa diversità, dalle sue nove Tenute e dai vini che esprimono un caleidoscopio di aromi e sensazioni, figlie delle caratteristiche di ogni singolo terroir.
Le nove tenute sono: Castello Pomino (Pomino), Castello Nipozzano (Nipozzano), Tenuta Perano (Gaiole in Chianti), Tenuta Castiglioni (Montespertoli), Tenuta CastelGiocondo (Montalcino), Tenuta Ammiraglia (Magliano in Toscana), Remole (Sieci), Tenuta Calimaia (Cervognano) e Gorgona. Situate in zone della Toscana particolarmente vocate alla produzione di vini pregiati (DOC, DOCG e IGT), le tenute, differiscono per terreno, ambiente e storia.
L’insieme di questi elementi conferisce a ciascun vino Frescobaldi un carattere unico e distintivo. Ogni tenuta è gestita come una singola entità, con propri responsabili: per la viticultura, la vinificazione e l’affinamento.
Marco Felluga
Marco Felluga
Biography
Fratello di Livio, Marco Felluga appartiene alla stessa dinastia di viticoltori. Cresciuto a Grado e formatosi alla scuola enologica di Conegliano, era inevitabile che si innamorasse del vicino Collio, dove la magia del paesaggio si sposa a un clima e a un terreno ad altissima vocazione viticola. Dalla laguna si trasferì perciò in collina, a Gradisca d’Isonzo, dove fondò la sua cantina.
L’equilibrio con cui é riuscito a utilizzare innovazioni e tecnologie avanzate per meglio salvaguardare la tradizione, hanno fatto della sua azienda un punto di riferimento per tutto il territorio. Non a caso il Consorzio del Collio si é affidato alla sua guida anche in un recente passato. Oggi, a proseguire sulla strada della qualità assoluta da lui tracciata é il figlio Roberto, che rappresenta la quinta generazione. 120 ettari in proprietà, una produzione di 600mila bottiglie, due grandi vini al vertice della gamma, il rosso Carantan e il bianco Molamatta fanno della Marco Felluga un’azienda di tutto rispetto, che però é solo la capofila di un gruppo di cui fan parte altre tre tenute. La più importante é Russiz Superiore, 96 ettari, di cui 70 a vigneto, carichi di storia (i proprietari, nel 1200, erano i principi Torre e Tasso).
Acquistati nel 1966 a Capriva del Friuli, se ne ricavano 200mila bottiglie, tra le quali emergono un bianco, il Col Disore, e un rosso, la Riserva degli Orzoni.
E’ invece un’acquisizione del 1994 il Castello di Buttrio, dotato di un ricco patrimonio di vitigni autoctoni ricavati dai vecchi vigneti dell’azienda. Due i vini: un bianco, il Castello di Buttrio-Ovestein, e un rosso, il Castello di Buttrio-Marburg. L’ultima proprietà entrata a far parte del gruppo Marco Felluga é di 50 ettari (25 a vigneto) a San Casciano Val di Pesa, nelle terre del Chianti Classico: é San Nicolò a Pisignano, da cui si trae un cru a base di sangiovese, il Sorripa.
Planeta
Planeta
Biography
Da diverse generazioni la famiglia Planeta si é impegnata con passione in diverse attività agricole nella provincia di Agrigento, anticipando gli importanti sviluppi dell’agricoltura isolana. Dal 1995, anno della prima vendemmia nella Cantina dell’Ulmo, l’Azienda Planeta ha continuato a espandersi in altre aree della Sicilia, alla ricerca di territori con caratteristiche pedoclimatiche differenti che permettessero la produzione di vini con stili e caratteri peculiari. Per ottenere questo ambizioso risultato, si é impegnata a fondo sul fronte della valorizzazione delle varietà autoctone, dell’impianto e dell’adattamento dei migliori vitigni internazionali, e del recupero delle zone viticole più affascinanti e antiche della Sicilia. La realizzazione dei progetti Planeta si sviluppa oggi in quattro territori: Sambuca di Sicilia e Menfi nell’Agrigentino, Noto in provincia di Siracusa e Vittoria vicino a Ragusa, abbracciando così aree assai differenti dal punto di vista della tradizione enologica, ma ugualmente espressive, nelle peculiarità di ciascuna, di altissimi valori qualitativi. La nuova azienda di Casa Planeta si trova invece sul versante nord/nord-est dell’Etna, su terre laviche, in contrada Santo Spirito a 870 metri slm.
La gamma dei Cru aziendali spazia da etichette espressive della tradizione vitivinicola siciliana, come il Santa Cecilia, Nero d’Avola dell’area di Noto, a vini ottenuti da vitigni internazionali come il Burdese, assemblaggio di cabernet sauvignon e cabernt franc, lo chardonnay, o ancora il merlot, tutti particolarmente apprezzati dalle guide di settore e dai consumatori.
Specialmente gli ultimi due hanno riscosso un successo che non é esagerazione definire planetario: lo Chardonnay può senza dubbio essere considerato un vino cult non solamente in Italia, ma anche all’estero; la ragione di tanto clamore risiede nella sua straordinaria piacevolezza, che già si manifesta nel colore giallo dorato con riflessi tendenti al verde, e si conferma al naso e in bocca laddove domina un assoluto equilibrio tra acidità, opulenza e mineralità.
Il Merlot é invece un rosso che si caratterizza olfattivamente per i suoi raffinati sentori di ribes nero, prugna matura e viole candite, intercalati da piacevoli note balsamiche di limone e salvia; in bocca é dapprima ampio e vellutato, poi progressivamente più avvolgente e rotondo, rivelando tannini al tempo stesso potenti e morbidi, addolciti da una gradevole presenza alcolica e da una lieve vena acida.
San Felice
San Felice
Biography
Il territorio rientrava nella proprietà dell’antica chiesa di San Felice in Avane, contesa fra i vescovi di Arezzo e Siena sin dal 714. Dal XIX secolo, San Felice fu proprietà dei marchesi del Taja che nel 1924 furono tra i fondatori del Consorzio del Chianti Classico. L’azienda subì nel dopoguerra la crisi dovuta allo spopolamento delle campagne: fu ceduta dai Grisaldi del Taja nel 1968 ad un importante gruppo finanziario e successivamente alla RAS, oggi Allianz: Comincia così lo sviluppo dell’azienda volto ad una produzione di qualità.
San Felice si trova nel comune di Castelnuovo Berardenga a pochi kilometri da Siena, nel cuore del Chianti Classico. Il piccolo borgo medievale e la moderna cantina sono circondati da 140 ettari di vigneto, la maggior parte piantati a Sangiovese a testimonianza dell’impegno della San Felice nella produzione di Chianti Classico di forte impronta territoriale come le Riserva ‘ Il Grigio’ e la Gran Selezione ‘Poggio Rosso’.
Ma allo stesso tempo San Felice si è distinta come un produttore molto innovativo ed impegnato nella ricerca. Lo dimostrano lo storico ‘Vigorello’ , precursore dei Supertuscans e ‘Pugnitello’, dall’omonima antica uva toscana, frutto della riscoperta e della lunga sperimentazione condotta insieme all’Università di Firenze.
Nel 1990 è stato avviato un importante progetto di ristrutturazione del borgo di San Felice con la realizzazione di una elegante struttura alberghiera, membro della prestigiosa catena ‘Relais & Chateaux’, da diversi anni classificata dalla rivista ‘Traveller’ tra i migliori Resort d’Europa.
Tasca d’Almerita
Tasca d’Almerita
Biography
L’azienda fu creata nel 1830, quando i fratelli Lucio e Carmelo Mastrogiovanni Tasca acquistarono l’ex feudo Regaleali, circa 1.200 ettari a Sclafani, al confine della provincia di Palermo con quella di Caltanissetta. A dirigerla in quei primi anni fu Lucio, che ne fece una fattoria modello. Quella d’essere all’avanguardia nell’isola é una caratteristica a cui Regaleali non ha mai rinunciato, neanche dopo 120 anni, quando, finito il Secondo conflitto mondiale, la riforma agraria causò l’esproprio di oltre metà dei 1.200 ettari originari, portandoli a circa 500: il conte Giuseppe Tasca ebbe la lungimiranza di reagire decidendo con determinazione di puntare sulle vigne e sul vino, mirando esclusivamente all’alta qualità. Fu un pioniere nella coltivazione delle viti a spalliera, nel ridurre le rese per ettaro, nel valorizzare i vitigni autoctoni come l’inzolia e il nero d’Avola, ma anche a sperimentare senza pregiudizi varietà internazionali quali chardonnay e cabernet sauvignon. La guida della casa vinicola é oggi affidata al conte Lucio e ai suoi due figli, Giuseppe e Alberto: a essi si deve la creazione di una società, composta quasi interamente da giovani siciliani, che coprendo tutte le aree strategiche, dalla contabilità al marketing, commercializza i vini della tenuta in tutto il mondo. Dal cuore della Sicilia, da quell’oasi ecologica che é Regaleali, , scaturiscono ogni anno 3 milioni di bottiglie: quattro bianchi, sei rossi, un rosato, due spumanti e un vino da dessert, tutti ricavati da autentici Cru. Due li aveva creati il padre di Lucio, il conte Giuseppe Tasca: il Rosso del Conte, un nero d’Avola messo a punto quando questo vitigno non era affatto di moda, maturato in botti di castagno (oggi sostituito con il rovere), e il Nozze d’Oro, un bianco realizzato per celebrare i 50 anni del suo matrimonio con la baronessa Franca Cammarata. Tra i bianchi emerge anche un polputo, elegante Chardonnay e tra i rossi un aristocratico Cabernet Sauvignon. Ma straordinari consensi sta riscuotendo anche il vino dolce aromatico Diamante d’Almerita, da uve di moscato e traminer.
Tenuta San Leonardo
Tenuta San Leonardo
Biography
Le prime testimonianze riguardanti la Tenuta di San Leonardo risalgono al 500 d.C. quando si narra che Autari, re dei Longobardi, avesse preso in sposa Teodolinda, figlia del re di Baviera.
Nelle carte geografiche del X sec. é riconoscibile toponimo San Leonardo. Risale a quell’epoca l’insediamento dei frati Crociferi che eressero un piccolo convento e la coltivazione della vite.
Dopo essere stata per molti secoli di proprietà della Chiesa, la tenuta fu venduta nel XVIII sec. alla famiglia de Gresti e per discendenza femminile é infine giunta nelle mani dei Marchesi Guerrieri Gonzaga nell’800.
San Leonardo é in comune di Borghetto all’Adige, uno dei primi comuni del basso Trentino nella Valle della’Adige al confine con il Veneto. Dopo il padre, il marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga, nella conduzione della tenuta é subentrato il figlio Carlo, a sua volta affiancato dal figlio Anselmo, che porta lo stesso nome del nonno. Da sempre la filosofia produttiva di San Leonardo é stata quella di perseguire la qualità del vino, una qualità vera, concreta e percepibile. I mezzi per raggiungere questo obiettivo sono una razionale viticoltura che valorizza i singoli vigneti e le diverse varietà, e una pratica enologica nazionale e naturale allo stesso tempo il cui unico obiettivo é di conservare e valorizzare il potenziale qualitativo già insito nelle uve al momento della vendemmia. Nel corso degli anni i vigneti a rotazione sono stati periodicamente rinnovati e impiantati in modo da avere sempre un certo numero di viti con l’età ottimale atta a produrre il meglio (le uve dei vigneti giovani vengono destinate a produrre i vini più immediati, proprio come nella tradizione di Bordeaux). Il vino simbolo é il San Leonardo che é frutto di un sapiente taglio di cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot; dopo una lunga macerazione sulle vinacce e dopo la svinatura, il vino si affina per almeno due anni in botti di rovere francese, e dopo l’imbottigliamento il vino si affina altri due anni prima di essere messo in commercio. Un vino elegante, ricco, morbido, sontuoso, che nulla ha da invidiare ai grandi cru del Medoc a Bordeaux. Il “secondo vino” della casa é il Villa Gresti, un merlot con una piccola aggiunta di carmenére, un vino che colpisce per la sua finezza, per la morbidezza dei tannini e la rotondità al palato.
Tenute di Ambrogio e Giovanni Folonari
Tenute di Ambrogio e Giovanni Folonari
Biography
L’azienda Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari é nata dalla scissione dei Tenimenti Ruffino, quando, nel 2000 Ambrogio e il figlio Giovanni hanno deciso di concentrarsi sui vini di alta gamma, creando una collezione di aziende agricole molto bene locate che producono grandi vini, soprattutto in Toscana. La famiglia Folonari opera nel settore vitivinicolo sin dalla fine del 1700 e negli anni ha contribuito in maniera significativa a scrivere la storia del vino italiano e toscano in particolare. Risale in fatti al 1912 l’acquisizione dell’Azienda Ruffino da parte di Italo, nonno di Ambrogio, con la quale la famiglia Folonari, di origine bresciana, ha dato inizio alla propria ormai secolare avventura imprenditoriale sul territorio toscano. L’azienda oggi possiede Nozzole, acquistata nel 1971, e Cabreo a Greve in Chianti, Torcalvano a Montepulciano, la Fuga a Montalcino, e altre ancora come il Ronco dei Folo nei Colli Orientali del Friuli, la Tenuta Campo al Mare a Bolgheri, la Tenuta Conti Spalletti alla Rufina, o ancora la Tenuta Vigne a Porrona nella Doc Montecucco. Le etichette riportano il marchio della tenuta da cui provengono le uve che hanno prodotto quel vino, garantendone così il carattere specifico. Creatività, innovazione e precisione nel rispetto delle tradizioni del territorio sono il cuore della filosofia con cui l’azienda gestisce questo insieme di proprietà così diversificato. I due vini di maggior tradizione e prestigio internazionale sono senza dubbio il Pareto di Nozzole, e il Cabreo il Borgo; il primo é un sontuoso cabernet sauvignon in purezza di grande complessità ed eleganza, il secondo un assemblaggio di sangiovese e cabernet sauvignon, per nascita uno dei primi SuperTuscan in assoluto. Il Pareto ottenuto da una lunga maturazione di 16-18 mesi in piccole botti di rovere e da un successivo affinamento in bottiglia di almeno sei mesi, questo vino austero e concentrato ma al tempo stesso rotondo e suadente rappresenta l’abbinamento ideale per i grandi piatti a base di carne della cucina toscana come arrosti e selvaggina. Il Cabreo al contrario rappresenta una nobile sintesi tra l’eleganza tipica dei più selezionati ceppi di sangiovese chiantigiano, e la potenza strutturale del cabernet sauvignon che nella Tenuta di Zano, nei pressi di Greve in Chianti, si esprime a livelli di assoluta eccellenza.
Umani Ronchi
Umani Ronchi
Biography
Su scala internazionale non é una grande azienda, ma per gli standard italiani l’Umani Ronchi di Osimo, con 200 ettari di vigneto in proprietà, 30 in affitto e una produzione di 4 milioni di bottiglie all’anno, ha dimensioni da industria. E i vini delle industrie di solito non sono eccelsi. Ma l’azienda marchigiana é riuscita da tempo a ribaltare questa immagine. In che modo? Con la costanza della qualità e almeno tre vini di razza. Uno é il Plenio, un Verdicchio dei Castelli di Jesi pieno come dice il nome, e il secondo é il Cùmaro, un Rosso Conero Riserva morbido, armonioso, equilibrato, ma il terzo é il Pelago, un rosso insolito da uve di cabernet sauvignon, montepulciano e merlot, possente ed elegante come non ci si aspetterebbe in una regione nota quasi esclusivamente per il Verdicchio. L’anomalia della Umani Ronchi, in effetti, é di essere un’azienda che gode di tutti i vantaggi della dimensione industriale senza cedere alla tentazione di uno sviluppo meramente quantitativo, forse perchè é rimasta a carattere familiare: a dirigerne la produzione é stato finora Massimo Bernetti, che però ha già fatto salire sul ponte di comando il figlio Michele, responsabile della commercializzazione sui mercati esteri, mentre suo zio Stefano lo é per l’Italia. Ma come mai l’azienda non porta il loro nome? Semplice: fu fondata negli anni ’50 a Cupramontana da Gino Umani Ronchi. Però decollò soltanto quando nella società, pochi anni dopo, entrò l’ingegner Roberto Bianchi, che nel 1970 finì per rilevare l’intera proprietà e la affidò al genero, che era appunto Massimo Bernetti, dopo aver deciso di spostarne la sede a Osimo, dove sorge oggi la cantina principale. Il successo, sostengono i Bernetti, lo devono a tre scelte che hanno fatto: la diversificazione, in una regione dominata dalla produzione monoprodotto; l’esportazione, che assorbe quasi l’80% della produzione; la qualità, cioé rigorosa selezione delle uve, ridotte rese per ettaro, continui controlli di laboratorio, ma soprattutto un’incessante ricerca nelle vigne e in cantina. Per scegliere vitigni, cloni, sistemi d’allevamento delle viti, i Bernetti hanno vigneti sperimentali intorno a Villa Bianchi, la loro sede di rappresentanza a Moie di Maiolati, realizzati grazie a un accordo con il dipartimento di Biotecnologie agrarie e ambientali dell’Università di Ancona.