Il felice “matrimonio d’amore” tra i Grandi Cru d’Italia e i capolavori della cucina di India, Cina e Giappone

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Cina, Giappone e India. Tre cucine straordinarie. Se si vuole un po’ misteriose. Come il vino è un po’ misterioso. Si pensa che sia principalmente italiano, francese, americano e, invece, la sua prima celebrazione è stata alle Nozze di Cana, in Galilea, a nord di Israele. Quella trasformazione dell’acqua in vino fu un miracolo. Ma, da allora, il vino è stato capace di esaltarsi con quasi tutte le cucine del mondo. Sì, anche con quella cinese, giapponese e indiana, sebbene abbiano culture e ricette ben diverse. E per una semplice ragione: il vino è la bevanda che nasce dalla terra, attraverso la vite, cioè la vita.

C’è chi pensa che per la Cina, il Giappone e l’India, sia una scoperta recente, ma la realtà e un’altra: la Vitis Vinifera era già conosciuta in Asia centrale molto prima del viaggio di Marco Polo. Oggi in più parti della Cina si coltiva la vite per fare vino, come del resto anche in Giappone, con una tradizione in crescita, specialmente nella prefettura di Yamanashi. Ma anche l’importazione di vino in India è aumentata del 24% nel 2025, nonostante i dazi alti poi, solo da pochi mesi, ridotti. E anche in India si produce vino, per esempio con Sula Vineyards. Si può quindi dire che il vino unisce quasi tutto il mondo, senza bisogno di ricordarne anche il suo valore sacro.

È per questo che il Comitato dei Grandi Cru d’Italia, cioè l’associazione dei migliori produttori italiani, ha deciso di editare questo libro in cui sono descritti i matrimoni fra i migliori vini italiani e alcuni piatti tradizionali delle tre grandi culture gastronomiche dell’Asia. Per questo sono stati consultati i migliori ristoratori cinesi, giapponesi e indiani in Italia. A loro (la chef Ritu Dalmia e lo chef Bishnu Prasad Dhakal del ristorante indiano Cittamani; lo chef Zhang Guoqing e il figlio Le del ristorante cinese Bon Wei; chef Moon Kyung Soo e chef Anthony Calò del ristorante giapponese Sachi) va il ringraziamento di tutti i produttori riuniti nel Comitato Grandi Cru d’Italia.

Operando in Italia, anche se per clienti non solo italiani, hanno contribuito a creare abbinamenti sorprendenti fra i piatti più classici della propria tradizione d’origine e i vini italiani, nella convinzione che il vino crei amicizia e infine cultura in uno straordinario scambio reciproco.

Quando il Presidente cinese, Xi Jinping, è stato ospite non molti anni fa del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, durante il ricevimento ufficiale al Quirinale si bevvero naturalmente i migliori vini italiani, tutti di produttori del Comitato Grandi Cru d’Italia. Alla fine del pranzo il Presidente Xi volle congratularsi con alcuni dei produttori presenti, intrattenendosi sui valori della comunicazione e dell’amicizia che il vino (bevuto senza eccessi, naturalmente) crea fra le persone. Anche dall’India arrivano segnali di sempre maggiore gradimento del vino, e lo stesso in Giappone, dove il vino è già consuetudine in alternanza con le bevande locali.

È quindi con vivo piacere e orgoglio che, in occasione di Vinitaly, la principale manifestazione italiana del vino (da tutto il mondo) a Verona, il Comitato Grandi Cru d’Italia ha deciso di pubblicare questo libro dedicandolo alla grande cucina cinese, giapponese e indiana, nel convincimento che il vino, oltre che amicizia, favorisca la voglia di stare a tavola insieme in spirito di pace.

L’amore dei cinesi per il vino sembra essere un fenomeno abbastanza recente, con le più alte autorità del Paese che non disdegnano di farsi vedere con un bicchiere di vino rosso in mano. Tuttavia, il rapporto con il vino è iniziato ben prima della rivoluzione guidata dal Presidente Mao. Deng Xiaoping, il padre della Cina moderna, la Cina che sta stupendo il mondo, e Zhou Enlai, lo storico ministro degli esteri della Cina maoista, scoprirono la qualità del vino a Parigi nel 1920, dove hanno vissuto come rifugiati e dove ebbero il piacere di dimenticare l’Huangjiu, il vino giallo cinese, prima di tornare in patria per contribuire alla rivoluzione.

Non è quindi un caso che in Cina, ma anche in Giappone ed India, il vino consumato sia stato a lungo prevalentemente francese, molto spesso il più costoso disponibile. Ora, come già accaduto molto tempo fa nel resto del mondo, anche cinesi, giapponesi e indiani hanno scoperto che il vino italiano è altrettanto buono, e sicuramente più accessibile del vino francese. E soprattutto il vino italiano è così vario da poter facilmente accompagnare le numerose sfumature delle tre cucine asiatiche. Dal vino del Nord, in Valle d’Aosta, Piemonte, Veneto e Friuli, a quello dell’Italia centrale, Toscana e Umbria, fino al Sud e alle isole, Sardegna e Sicilia, il vino italiano varia in aroma e sapore, offrendo in ogni circostanza un abbinamento ideale e superiore ai piatti di qualsiasi altro paese. Abbinamenti fantasiosi? Forse. Il fatto è che l’unico paese che offre una varietà di vini in grado di sposare con successo l’altrettanto enorme varietà della cucina cinese è l’Italia. La diversità e il gran numero di vigneti e terroir fanno sì che i vini italiani si abbinino straordinariamente bene a tutte le cucine cinesi, che sono tante quanto la superficie della Cina continentale.

Il Comitato Grandi Cru d’Italia, che riunisce i migliori produttori (poiché essere membro significa che i vini prodotti sono stati giudicati al massimo livello per almeno 20 anni da guide e riviste enologiche di tutto il mondo), vuole offrire al mondo e, in particolare, ai milioni e milioni di cinesi, giapponesi e indiani che hanno scoperto l’amore per il vino italiano, le migliori ricette degli chef che hanno accettato di essere testimoni dell’amore e dell’armonia fra i propri piatti e i Grandi Cru d’Italia. Questi vini Grandi Cru d’Italia e i capolavori delle cucine asiatiche di Cina, Giappone e India, così belli da sfogliare in questo volume, e ancor più da gustare nella realtà, esprimono l’incomparabile saggezza asiatica nella presentazione di ricette straordinarie da leggere in italiano e in inglese. Noi del Comitato Grandi Cru d’Italia siamo certi che i matrimoni d’amore celebrati in queste pagine saranno molto produttivi, soprattutto in termini di accrescimento della conoscenza tra quattro antichissime civiltà. In una civiltà il vino nacque 3mila anni fa e conquistò con successo il mondo dell’Impero romano. E ora le cucine cinese, giapponese e indiana, con la loro raffinatezza, eleganza e finezza, si esaltano nell’apprezzamento dei grandi vini italiani, ieri come oggi simbolo di amicizia e felicità.

Ganbei! Kanpai! Chiyars!

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